L’applicazione pedissequa e burocratica della “legge Valditara” attraverso la recente circolare provinciale sta producendo una sostanziale paralisi dell’offerta formativa nelle scuole trentine, dalle primarie alle secondarie, portando con sé un danno diretto e gravissimo al sistema della prevenzione sanitaria pubblica. A farne le spese sono in primo luogo le storiche e pluridecennali attività di educazione alla salute, all’affettività e alle relazioni svolte dagli operatori dei consultori dell’Azienda Sanitaria (ASUIT).
A denunciarlo sono le consigliere provinciali Francesca Parolari e Lucia Maestri (PD del Trentino), Paola Demagri (Casa Autonomia.eu), Lucia Coppola (AVS) e il consigliere Michele Malfer (Campobase) che hanno depositato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata alla Giunta provinciale.
Le consigliere e il consigliere accendono i riflettori in particolare sulle conseguenze dell’obbligo – introdotto dalla circolare ad anno scolastico già avviato – di sottoporre al vaglio dei Consigli d’Istituto i curricula vitae e le schede dettagliate dei singoli formatori dell’Azienda Sanitaria.
Si tratta di una richiesta palesemente debordante e del tutto priva di fondamento.
Gli operatori dei consultori sono dipendenti pubblici e professionisti della salute la cui qualifica, professionalità e competenza sono già ufficialmente certificate dal Servizio Sanitario di appartenenza. Sottoporre specialisti dell’ASUIT alla valutazione discrezionale degli organi scolastici declassa il ruolo delle istituzioni sanitarie e compromette uno spazio protetto fondamentale per affrontare temi cruciali quali la salute riproduttiva, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, la contraccezione e l’educazione alle relazioni.
Venendo meno la storica collaborazione tra scuola e consultori, si danneggia gravemente la funzione primaria della sanità pubblica di prevenzione e tutela dei giovanissimi, abbandonandoli a fonti d’informazione sregolate e prive di valore educativo.
Il problema, tuttavia, riguarda trasversalmente l’intero sistema scolastico: la circolare, oltre a vietare i percorsi di educazione affettiva anche nella scuola primaria, sta generando un impatto organizzativo insostenibile.
Oltre all’imponenza delle procedure di autorizzazione e condivisione dei materiali, gli istituti si trovano di fronte all’impossibilità gestionale di garantire attività didattiche alternative per gli studenti i cui genitori non sottoscrivano il consenso. La cronica assenza di ore-insegnante e di personale a disposizione rende ingestibile l’organizzazione di lezioni parallele. Di conseguenza, pur di evitare un paralizzante carico burocratico e il rischio di contenziosi con le famiglie, diverse dirigenze scolastiche stanno optando per la scelta drastica di annullare del tutto i progetti formativi.
Nell’interrogazione presentata, Parolari, Maestri, Malfer, Demagri e Coppola sollecitano la Giunta provinciale a chiarire:
- su quali basi giuridiche ed amministrative si pretenda di sottoporre la qualifica e il lavoro dei dipendenti sanitari pubblici dell’ASUIT al vaglio dei Consigli d’Istituto;
- quali iniziative urgenti si intenda intraprendere per ripristinare pienamente e senza ostacoli la funzione di prevenzione sanitaria svolta dai consultori sul territorio provinciale;
- come intenda la Giunta risolvere il grave impatto organizzativo e burocratico generato sulle scuole, in particolare rispetto all’impossibilità di garantire le attività didattiche alternative per gli studenti non partecipanti;
- quali azioni si vogliano adottare per salvaguardare il valore e la storicità del modello educativo e sanitario trentino rispetto a un’impostazione che rischia di penalizzare la crescita consapevole delle giovani generazioni.
Le Consigliere e il Consigliere provinciali:
- Francesca Parolari (PD del Trentino)
- Lucia Maestri (PD del Trentino)
- Michele Malfer (Campobase)
- Paola Demagri (Casa Autonomia.eu)
- Lucia Coppola (AVS)