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📌 A PROPOSITO DI DIMISSIONI… DATI AUTOREVOLI SUI QUALI RIFLETTERE

In questi giorni si è parlato molto di quanto sta accadendo all’ospedale di Cles. C’è chi ha provato a farlo passare come un caso isolato, un imprevisto, un classico “fulmine a ciel sereno”. Ma la realtà è un’altra: basta guardare i numeri per capire che siamo di fronte a un trend in costante e preoccupante ascesa. Un dato triste, infelice, ma maledettamente veritiero sullo stato di salute della nostra sanità pubblica. A certificarlo non sono le opinioni, ma i numeri ufficiali del report di Anaao Assomed (“Radiografia della sanità pubblica 2015-2025”). Proviamo a leggerli insieme in modo semplice.


📊 COSA DICONO I DATI SUL TRENTINO-ALTO ADIGE
Nel report sindacale, i dati sono aggregati a livello regionale (comprendendo le Province Autonome di Trento e Bolzano):
Dove eravamo nel 2015: Dieci anni fa si registravano 38 dimissioni volontarie in un anno, pari al 2,0% dei medici in servizio.
Dove siamo oggi (2025): Nel 2025 le dimissioni volontarie stimate toccano quota 102, pari al 4,7% dei medici in servizio. Il 2025 rappresenta il vero picco del decennio.
Quasi triplicate: Il numero di medici che sceglie di lasciare il servizio pubblico è pari a 2,7 volte quello del 2015 (un incremento reale del +168%).
L’accelerazione: Dopo anni in cui la percentuale si era mantenuta stabile attorno al 2%, assistiamo a un’impennata improvvisa che porta l’incidenza delle fughe al 4,7%.


📈 IL CONFRONTO CON IL RESTO D’ITALIA
Se qualcuno pensa che “tutto il mondo è paese”, i confronti dicono altro:
Sopra la media nazionale: Con il 4,7%, il nostro territorio supera di gran lunga la media italiana, che si attesta al 3,5%.
Peggio delle regioni vicine: Mettendo a confronto la nostra regione con i territori confinanti, l’incidenza delle dimissioni è nettamente superiore: in Veneto si ferma al 2,7%, in Lombardia e in Emilia-Romagna al 3,2%.
Partenza e crescita: Già nel 2015 il territorio partiva da una quota più alta (2,0% contro l’1,4% nazionale) e la velocità con cui i medici se ne vanno continua a viaggiare a ritmi superiori al resto del Paese.


💬 OLTRE IL DATO: LA RIFLESSIONE POLITICA
Di fronte a questo scenario, quello che è successo a Cles è la naturale conseguenza di anni di miopia.
Non si può governare un settore delicato come quello sanitario continuando ad agire con la logica dell’emergenza perenne. Qui non si governa: si impone. Non si programma: si rattoppa.
Quando le strutture vanno in sofferenza, la risposta della politica non è mai l’ascolto o la valorizzazione del personale, ma la pressione. E anche quando si annunciano “rientri” o soluzioni tampone, il sapore che rimane è quello di un clima di forte condizionamento e forzatura professionale, non certo di una ritrovata attrattività del sistema.
Il ciclo è diventato tragicamente ripetitivo: 👉 Si stufa il personale con turni logoranti e poca valorizzazione; 👉 I medici se ne vanno (e i dati lo confermano); 👉 Si richiama in emergenza con misure d’impatto; 👉 Si cerca affannosamente di coprire le falle, ma nel frattempo si continua a perdere il patrimonio umano e professionale più prezioso.


La sanità pubblica non si salva con i proclami o con gli interventi d’impatto dell’ultimo minuto. Si salva ascoltando i professionisti, garantendo condizioni di lavoro dignitose e programmando il futuro. Continuare a nascondere la testa sotto la sabbia non farà sparire i numeri: serve un cambio di rotta radicale prima che sia troppo tardi.

Paola Demagri Consigliera provinciale

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