la Giunta si assuma le proprie responsabilità e inizi a dare risposte
È arrivata l’ora che la Giunta la smetta di tergiversare e di giocare allo scaricabile con l’Azienda sanitaria e si assuma le proprie responsabilità nei confronti sia dei cittadini, che sempre più spesso faticano ad accedere alle cure, che del personale sanitario, già sovraccarico e ora alle prese con disservizi pressoché quotidiani.
I gravi malfunzionamenti informatici, che da oltre un anno impattano sull’accesso alle cure e sull’erogazione delle stesse, con un aumentato rischio clinico, sono solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno: tempi di attesa eterni per troppe visite ed esami, con sempre maggiore ricorso al privato; pronto soccorso sovraffollati e con frequenti esplosioni di aggressività; carenza di personale – a partire da infermieri e MMG – e scarsa capacità di trattenerlo e attrarlo, specie nelle valli dove chiudono servizi e posti letto; riorganizzazione territoriale che resta più sulla carta che nei fatti, con Case della Comunità che ad oggi restano poliambulatori; integrazione sociosanitaria solo sulla carta – si veda il disastro dell’appalto per l’assistenza domiciliare – ; non autosufficienza in crescita esponenziale e ritardo nel farsene carico con carenza di supporti alle famiglie; esplosione dei problemi di salute mentale e mancata riorganizzazione e potenziamento delle risposte.
Di fronte a questo quadro, se oggi la nostra sanità pubblica riesce ancora a dare risposte di qualità – almeno per chi riesce ad accedervi – è solo per la dedizione e la professionalità di chi vi lavora. Per il resto manca una regia politica e organizzativa su tutte le questioni citate che oggi determina la sanità in affanno che è sotto gli occhi di tutti.
Dopo otto anni di presidenza Fugatti e dopo tre anni di Tonina assessore alla salute è chiaro di chi siano le responsabilità!
Certo che nella partita della malagestione rientrano anche i vertici di ASUIT, ma è la politica con il suo primato ad averli nominati e messi in quelle posizioni: non funziona il rimpallo di responsabilità, che tra l’altro non ha nemmeno sortito alcun effetto sull’Azienda.
L’inadeguatezza di un presidente, che sui temi della sanità ha mostrato tutta la sua evanescenza, occupato da sempre solo a difendere la figura del direttore generale di ASUIT, l’abbiamo (ri)vista al tavolo coi sindacati. Così come abbiamo visto e vediamo da troppo tempo un assessore che asseconda sempre a parole le richieste di sindacati, ordini, rappresentanze dei pazienti, minoranze, ma che nei fatti fa poco o niente. Un copione che non regge più.
Nessuno di noi ha mai detto che sia semplice affrontare i tanti temi legati a salute e sanità, ma da qualche parte bisogna pure iniziare.
Da anni come minoranze proponiamo di fare il punto con gli Stati generali della sanità, per costruire in maniera condivisa con tutti i portatori di interesse le strategie necessarie per dare risposte ai tanti problemi che attanagliano la sanità e quindi ai bisogni di salute della popolazione. Un percorso sul quale si era preso l’impegno l’assessore e che poteva incrociare quello della definizione del Piano provinciale per la salute 2026-2036, visto che l’attuale è ormai scaduto da un anno. Ma ancora una volta quelle dell’assessore si rivelano essere parole al vento.
Le solite chiacchiere di cui non se ne può più!
Tante sono le questioni aperte sulle quali ragionare per trovare SOLUZIONI. Tra queste:
- liste di attesa: dati Agenas e Ispat su rinuncia alle cure dimostrano la privatizzazione nemmeno più tanto strisciante in atto. Bolzano su questo migliora e va confrontato il modello che sta efficientando le attese, oltre ad agire sull’appropriatezza;
- carenza di personale: dall’attrattività della professione passa anche quella dei percorsi di studio per accedervi, fondamentale se si vuole dare un futuro alla sanità. Per trattenere servono benessere organizzativo, sviluppo di competenze, soluzioni alloggiative e riconoscimento economico;
- non autosufficienza: servono maggiori sostegni per la domiciliarità e per i caregiver – dopo anni che lo chiediamo, forse arriverà la revisione/aumento dell’assegno di cura – e un ventaglio maggiore di risposte alle persone non autosufficienti e con demenza, con servizi residenziali e semiresidenziali in piccoli nuclei nelle comunità;
- sanità territoriale e MMG: il DM 77 è ben lontano dall’essere attuato, perché si sono passati quattro anni a costruire muri senza pianificare funzioni e organizzazione delle Case della Comunità. Gli infermieri di Famiglia e Comunità sono un decimo di quelli necessari. La drammatica carenza di MMG lascia intere aree senza adeguata copertura assistenziale e costringe sempre più cittadini a rivolgersi ai Pronto Soccorso anche per bisogni sanitari di base. Finché i MMG non aumenteranno – speriamo grazie alle borse di studio integrative proposte da noi, che però dovevano essere introdotte prima – serve supportare meglio l’organizzazione, sgravandoli ulteriormente di attività burocratiche delegabili a personale amministrativo e potenziando la telemedicina di montagna;
- integrazione sociosanitaria: bene che si arrivi con un disegno di legge, ma l’impressione è che accentri troppo sul sanitario e su ASUIT, derogando al principio di sussidiarietà che dovrebbe vedere al centro le Comunità. Poi una legge non basta se si gestiscono gli appalti per il sociosanitario come è stato gestito quello relativo all’assistenza domiciliare, del tutto slegato dal socioassistenziale;
- ospedali nelle valli: serve assegnare vocazioni chiare e appropriate agli ospedali di valle, complementari a quelli di Trento e Rovereto;
- blocchi informatici: per risolvere i continui tilt dei sistemi informatici serve una vera governance interna (capitolati, collaudi, supervisioni), coinvolgendo chi lavora sul campo, non basta rivalersi su ditte esterne;
- salute mentale: l’aumento dei problemi psicologico e psichiatrici, a partire dai giovani, richiede – come fatto da noi con due proposte legislative – che si istituisca la figura dello psicologo di base e che si potenzino i consultori e i Centri di salute mentali;
- prevenzione: nel modello di salute One Health oltre alla prevenzione attraverso gli stili di vita serve pensare all’impatto di tutte le politiche sulla salute, a partire da quelle ambientali per fare fronte ai cambiamenti climatici che causano/aggravano patologie e mietono sempre più vittime.
- Di fronte a queste problematiche che non vengono affrontate in modo sistematico è bene che presidente e assessore cambino rapidamente passo e inizino ad affrontare le questioni nodali seriamente. Diversamente la cittadinanza saprà trarre le debite conclusioni su un presidente “girasagre” e un assessore “solochiacchiere” che si occupano di tutto tranne che di risolvere i problemi.
- I/le consiglieri/e dell’Alleanza Democratica Autonomista