Qualora confermato quanto postulato nell’interrogazione appena depositata,
dovremmo tutti sobbalzare sorpresi e rammaricati. Non stiamo parlando di un
dettaglio tecnico, né di un problema che ricade sui beneficiari dei bandi per i
contributi in agricoltura. Loro sono salvi, hanno diritto al contributo autorizzato. Qui
stiamo parlando di qualcosa di molto più grave: se scatterà il disimpegno, non
saranno le aziende agricole, le cooperative, i giovani allevatori a perdere risorse, ma
saranno le casse della Provincia autonoma di Trento a essere prosciugate
impropriamente per coprire ciò che l’Europa e lo Stato non pagheranno più. Un
ribaltamento totale: i fondi europei e ministeriali spariscono, e al loro posto si usano
soldi trentini. Soldi dei cittadini. Vediamo di capire meglio insieme cosa potrebbe
esser successo.
In Trentino siamo abituati a pensare che la nostra autonomia sia sinonimo di
efficienza, che la nostra amministrazione sia un modello, che la gestione dei fondi
europei sia una macchina che non sbaglia un colpo. Per anni è stato così. Ma oggi,
di fronte alla nuova regola europea dell’N+2 ( N è l’anno in cui la Provincia impegna
la spesa, e da quel momento l’amministrazione ha due anni pieni per trasformare
quell’impegno in spesa certificata) quella certezza si incrina. E si incrina non per
colpa degli agricoltori, non per colpa del sistema cooperativo, non per colpa di chi
lavora la terra: si incrina per incuria politica, per mancata vigilanza, per nomine
dirigenziali che non hanno presidiato ciò che dovevano presidiare. La Commissione
Europea ha comunicato da tempo che la rendicontazione dei fondi dello sviluppo
rurale non sarebbe più stata regolata dall’N+3, ma dall’N+2. Un anno in meno per
certificare la spesa. Un anno in meno per trasformare gli impegni in pagamenti. Un
anno in meno per evitare il disimpegno. Una modifica nota, chiara, scritta nero su
bianco. Eppure pare non sia stata recepita in tempo utile dall’assessorato
all’agricoltura e dall’apice dirigenziale nominato dalla politica. Una svista?
Mentre Bruxelles cambiava le regole, i bandi trentini continuavano a riportare la
vecchia cornice. I beneficiari partecipavano conoscendo un sistema che non esiste
più. E oggi, mentre gli uffici chiamano freneticamente le aziende per chiedere
documenti, SAL ( Stato avanzamento Lavori), rendicontazioni anticipate, il problema
non è degli agricoltori: il problema è della politica. Il rischio di disimpegno non tocca
chi ha ottenuto un contributo: gli agricoltori sono salvi. Il rischio tocca la Provincia
autonoma di Trento. Tocca le sue casse. Tocca i suoi bilanci. Perché se la spesa non
viene certificata entro le scadenze dell’N+2, l’Europa ritira i fondi. Normalmente,
Bruxelles e Roma contribuiscono all’80% della spesa che qualora da loro non
coperta dovrà essere sostenuta dalla PAT. Quest’anno si sono impegnati più di 48
milioni che qualora non erogati torneranno a Bruxelles per effetto del disimpegno.
E allora la domanda è semplice: perché usare soldi europei e ministeriali quando si
può attingere alle casse provinciali?
Una domanda provocatoria, certo. Ma è esattamente ciò che accadrebbe: milioni di
euro che dovrebbero arrivare dall’Europa e dallo Stato verrebbero sostituiti da soldi
trentini. Soldi dei cittadini. Soldi delle famiglie. Soldi delle imprese. Soldi che
potrebbero essere investiti altrove, e che invece verrebbero bruciati per coprire un
errore politico.
E qui sta il punto politico più grave: se si arriva al disimpegno, i beneficiari non
perdono nulla. La politica sì. La politica fallisce. La politica paga. E paga non con le
proprie risorse, ma con quelle della comunità trentina.
Non siamo autosufficienti perché le casse della PAT sono gonfie. Non siamo
autosufficienti perché possiamo permetterci di sostituire fondi europei con fondi
provinciali.
Questa non è autonomia: è incuria. È sciatteria istituzionale. È mancata vigilanza.
È presunzione. È la convinzione che, tanto se Bruxelles ritira i soldi, ci penserà la
Giunta a sistemare le cose. Ma non è così che si governa una Provincia che ha
sempre primeggiato nella gestione dei fondi europei.
Il disimpegno non è un incidente tecnico: è un fallimento politico. È la prova che il
raccordo con Bruxelles non è stato presidiato. È la prova che le nomine dirigenziali
non hanno svolto il ruolo per cui sono state scelte. È la prova che l’assessorato non
ha vigilato. È la prova che la politica ha ignorato le indicazioni, e ora rischia di
pagarlo caro.
Il Trentino non può permettersi di perdere fondi europei. Non può permettersi di
coprire con risorse proprie ciò che dovrebbe arrivare da Europa e Stato. Non può
permettersi di trasformare un errore politico in un esborso milionario. E intanto si
nicchia su sanità , povertà , Welfare e scuola.
Paola Demagri Consigliera provinciale C