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Il PIL del turismo non può essere l’unico orizzonte: il Trentino ha bisogno di equilibrio

In questi giorni ho attraversato alcune zone del Trentino insieme ad amici e familiari. Zone che, in altre stagioni, respirano con un passo più lento, più umano. Questa settimana invece sono state letteralmente prese d’assalto: parcheggi saturi, strade bloccate, sentieri trasformati in corridoi affollati, comunità locali costrette a riorganizzare la propria quotidianità per far fronte a un flusso che non è più solo intenso, ma ingestibile. È qui che la parola overtourism smette di essere un’etichetta da convegno e diventa una condizione reale, vissuta, che interroga la politica e il modello di sviluppo del nostro territorio.
Il turismo è una risorsa, nessuno lo mette in discussione. Ma è una risorsa che va governata, non celebrata. In questi anni si è spinto molto sull’idea che il turismo “vada da solo”, che basti accompagnare la crescita, che l’incremento del PIL dello 0,5% sia una medaglia sufficiente da appuntarsi al petto. Il fatto è che quel PIL cresce senza una strategia, senza una visione di sostenibilità, senza un disegno di turismo diffuso, senza una destagionalizzazione vera. Cresce perché il turista arriva, non perché la politica guida.
E mentre alcune aree vengono sovraccaricate, altre restano ai margini. Lo vediamo anche in Val di Non: Cles, ad esempio, non ha  un prodotto turistico definito, e lo avevo scritto chiaramente nel mio programma elettorale. Non basta dire che il Trentino è bello: bisogna costruire identità, percorsi, esperienze, servizi. Bisogna spalmare il turismo sui 12 mesi e su tutte le aree del territorio, non concentrare tutto in poche località che finiscono per pagare il prezzo più alto. In questo quadro, le APT rappresentano il modello del  governare il territorio con equilibrio. Non sono semplici uffici turistici: sono luoghi di ascolto, di relazione, di progettazione condivisa. Quando lavorano bene, lo fanno perché coinvolgono amministrazioni, operatori, associazioni, comunità.
Il turismo non si costruisce in solitaria, e le APT devono attraverso la loro forza lavorare in   coprogettazione, nella capacità di tenere insieme esigenze diverse, di leggere i segnali del territorio, di immaginare soluzioni che non snaturino i luoghi ma li valorizzino e considerare le esperienze dei vari settori quali Pro Loco, SAT, Circoli,amministrazioni.
La PAT dovrebbe investire di più su questo modello, non limitarsi a spingere sull’immagine o sui numeri. Perché un territorio che affida il proprio PIL solo ai visitatori è un territorio fragile.
Il PIL deve crescere anche grazie ad altre categorie economiche, ad altre professioni, a stipendi adeguati al costo della vita, a servizi che rendano attrattivo vivere qui, non solo venire qui. Il vero indicatore di salute non è il turista che arriva, ma l’abitante stabile che resta, che mette radici, che trova lavoro, servizi, casa, comunità.
Il Trentino ha bisogno di una politica che non rincorra il turismo, ma lo governi. Che non si limiti a contare gli arrivi, ma costruisca un equilibrio tra chi vive e chi visita. Perché un territorio è davvero forte quando riesce a essere ospitale senza snaturarsi, accogliente senza piegarsi, vivo senza essere travolto.
E questa settimana, più di altre, ci permette di riflettere sul futuro.