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Sanità trentina al capolinea: quando la politica abdica e il teatrino istituzionale affonda il sistema

La vicenda della sanità trentina è ormai diventata una tragicommedia istituzionale, una di quelle storie in cui non so più se indignarmi o assistere impotente a un declino annunciato. Da mesi il nostro sistema sanitario vive tra tilt informatici, liste d’attesa interminabili, personale allo stremo e cittadini costretti a rivolgersi al privato per ottenere una visita in tempi umani. In mezzo a questo disastro, l’assessore alla salute Mario Tonina recita la parte del giustiziere: critica il direttore generale Antonio Ferro, lo bacchetta, alza la voce, arrivando persino a porre un aut aut che si è rivelato un mero bluff, salvo poi restare serenamente seduto sulla propria poltrona come se nulla fosse. Ferro, dal canto suo, non si muove di un millimetro, mentre il presidente della Provincia Maurizio Fugatti osserva, annuisce e rimanda ogni decisione. La sensazione è quella di assistere a una recita perfetta: Tonina fa la parte del politico indignato, Ferro quella del dirigente intoccabile, e Fugatti veste i panni del regista che rifiuta di cambiare il cast. Una dinamica in cui tutti interpretano rigidamente il proprio copione, mentre a pagare il conto sono i cittadini e gli operatori sanitari. Le cronache quotidiane raccontano di un caos organizzativo strutturale, di decisioni improvvisate, di tentativi di bavaglio istituzionale e di un personale ormai esausto. Non siamo più di fronte a un problema tecnico o a un software difettoso: siamo di fronte a una drammatica questione di governance, di responsabilità e di credibilità politica.
In uno scenario normale, dopo mesi di paralisi, proteste sindacali e cittadinanza infuriata, qualcuno avrebbe già fatto le valigie. In Trentino, invece, si continua a recitare. La conferenza stampa di ieri mi appare come l’ennesimo tentativo di spostare l’asse del discorso, di blindare poltrone e posizioni. Questa crisi non nasce da un errore informatico, ma da una catena di responsabilità politiche che ci si ostina a non affrontare. L’assessore Tonina, che veste i panni del conciliatore e del garante degli equilibri interni, continua a evitare ogni reale assunzione di responsabilità, mentre Ferro resta al suo posto nonostante il fallimento evidente della gestione. D’altronde, le radici di questo disastro affondano lontano: già nel 2018 Fugatti decise di non occuparsi delle sorti del sistema sanitario provinciale, lasciandolo in balia di un declino inarrestabile.
Ritengo ormai incomprensibile, se non attraverso logiche di pura conservazione del potere, questa fede incrollabile nei confronti del direttore generale Ferro. Se la Giunta e la maggioranza ritengono che il dg sia talmente meritevole da poter continuare a gestire indisturbato la sanità pubblica, fino a tenere sotto scacco l’intera amministrazione provinciale, il centrodestra lo proponga direttamente come candidato presidente alle prossime elezioni!
Come ho già avuto modo di ribadire è tempo di riportare urgentemente la discussione sul terreno della responsabilità politica e istituzionale. La sanità trentina ha bisogno di credibilità, di tranquillità, di evolvere. Quando il teatro istituzionale si trasforma in tragedia perché di questo ormai si tratta l’unico modo per salvare il sistema è cambiare gli attori: se Tonina non se ne va e Ferro non se ne va, la sola via d’uscita rimasta è un atto di dignità istituzionale: un passo indietro collettivo per restituire la Sanità ai suoi cittadini.
Paola Demagri Consigliera Provinciale Casaautonomia.eu