In merito alla recente nascita del comitato civico per la scissione delle frazioni di Coredo, Smarano e Tavon dal Comune di Predaia, avverto il dovere istituzionale di intervenire. Non lo faccio mossa da un interesse locale diretto o di parte, ma dal mio osservatorio in Consiglio Provinciale, con una visione d’insieme sulle riforme che normano l’assetto del nostro territorio trentino. Guardo a quanto sta accadendo con preoccupazione e intendo porre una riflessione che ricollochi questo delicato dibattito all’interno di una rigorosa cornice tecnica e amministrativa, a tutela della stabilità e dell’efficienza dei servizi per i cittadini. La costituzione del Comune della Predaia nel 2015 non è stata un’imposizione ideologica calata dall’alto, bensì l’esito di un percorso democratico ratificato da una netta consultazione popolare. Quella scelta affondava le sue radici in necessità strutturali oggettive: ottimizzare le risorse, superare la paralisi causata dalla carenza di personale nei piccoli municipi e creare uffici strutturati in grado di rispondere alle complessità burocratiche moderne.
Trovo pienamente legittimo che, a distanza di undici anni, una comunità senta l’esigenza di tracciare un bilancio. Tuttavia, come rappresentante delle istituzioni provinciali, voglio mettere in guardia i proponenti affinché non agiscano per una visione puramente ideologica o identitaria. L’identità territoriale è un valore prezioso, profondamente radicato in ciascuno di noi, ma per sua natura non è un dato misurabile. Le decisioni che impattano sulle generazioni future devono basarsi sui risultati concreti, sulla genesi storica del progetto e sui traguardi oggettivamente raggiunti in termini di investimenti, bilanci e stabilità organizzativa. Mettere in discussione una riforma istituzionale strutturata richiede dati alla mano: non ci si può basare solo sul sentiment o sulla rincorsa a un malumore. Da qui la pretesa di incontri pubblici per analizzare il raggiungimento o meno degli obiettivi posti in capo alla fusione voluta nel 2015.
In un momento storico in cui la Pubblica Amministrazione fatica drammaticamente a reperire e trattenere personale qualificato, smantellare un ente strutturato per ritornare a micro-comuni sarebbe probabilmente deleterio. Chiediamoci quindi ricadute avrebbero queste decisioni sugli uffici e sulla macchina amministrativa. È già estremamente complesso trovare professionisti disposti a lavorare nei Comuni; frammentare le strutture e ridurne la massa critica non produrrebbe maggiore vicinanza, ma potrebbe trasformarsi in una vera e propria fuga del personale verso enti più stabili e organizzati, lasciando i territori scoperti proprio nella gestione dei servizi essenziali. Se una porzione di popolazione manifesta oggi una percezione di distanza dalle istituzioni, la risposta politica corretta non è la frammentazione del territorio o lo smembramento del bene comune. Credo fermamente che valga la pena trovare strategie interne per far sentire i cittadini più rappresentati. L’identità di una frazione e l’attaccamento alla propria storia non si difendono moltiplicando i costi della politica o erigendo nuovamente vecchi confini burocratici, ma valorizzandoli attraverso azioni culturali, consulte partecipate e un decentramento funzionale intelligente.Il comitato punta a una consultazione popolare per verificare il consenso verso un nuovo assetto. È corretto e sacrosanto appellarsi alla democrazia, ma dobbiamo chiederci: questa spinta è realmente voluta e condivisa dalla maggioranza della popolazione o rappresenta l’esigenza e il sentiment di pochi?
Allora, da questo mio osservatorio in Consiglio Provinciale, voglio piuttosto lanciare un forte appello a tutta la cittadinanza. Invito le nostre comunità a essere vigili e a pretendere che i propri Comuni non vengano progressivamente privati delle loro legittime e storiche funzioni. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una tendenza provinciale che rischia di accentrare e smantellare le competenze tipiche degli enti locali: è un errore a cui dobbiamo opporci. È esattamente a livello locale che la nostra Autonomia deve emergere con forza; è lì che essa deve rimanere il caposaldo insostituibile di una funzione pubblica, amministrativa e politica che sia davvero vicina al territorio. Difendere l’efficienza di un Comune Unico e strutturato come Predaia significa anche questo: dare alle nostre comunità una voce abbastanza forte e solida per arginare il centralismo e rivendicare il proprio diritto a governarsi.