Mentre a livello nazionale il dibattito sulla legge sul fine vita appare congelato, il livello locale dimostra che muoversi è possibile: la vicina Bolzano ha visto il voto favorevole in Commissione e anche a Trento il disegno di legge è ora al vaglio della commissione legislativa. Un percorso che sostengo da sempre in prima linea e con profonda convinzione, essendomi adoperata personalmente anche nella raccolta delle firme. Il mio sì a questa legge è totale, convinto e coerente con la mia storia personale e politica. La prima motivazione è professionale: per anni, nel mio lavoro in ambito sanitario, ho assistito a situazioni cliniche drammatiche che causavano sofferenze immense ai pazienti. Quei ricordi sono impressi nella mia memoria ed è a quel dolore che questa legge, finalmente, vuole dare una risposta dignitosa.
Sollevo poi una forte critica sulla gestione dei diritti già esistenti, come la DAT (Disposizione Anticipata di Trattamento). Se ne parla pochissimo e l’adesione è bassissima perché le istituzioni, a partire dai Comuni, non la promuovono. La cittadinanza è lasciata nella totale disinformazione su un proprio diritto, ed è ora di invertire la rotta. Io mi sono fatta promotrice di alcuni incontri affinchè nella mia comunità ci sia stata l’opportunità di conoscere grazie all’impegno e la disponibilità del Dr Fabio Cembrani. C’è poi un tema di serietà politica e di rispetto del mandato elettorale. Il sostegno a questo disegno di legge era inserito chiaramente nel programma di coalizione di Alleanza Democratica Autonomista del 2023. Ci ho creduto allora e ci credo oggi: portare avanti questo testo significa rispettare i patti presi con i cittadini.
La norma in discussione con gli opportuni aggiustamenti sarà solida. Non stiamo parlando di scelte superficiali. La legge prevederà un percorso rigoroso, dove ogni richiesta sarà vagliata da personale competente in forma multidisciplinare, affinché nessuna area clinica, psicologica o umana rimanga priva di una valutazione attenta e profonda.
Ci sono temi profondamente trasversali, che toccano la carne viva e la dignità delle persone. Questi temi appartengono a tutti, non possono e non devono essere proprietà di un partito, né essere usati come bandiere ideologiche. È proprio in queste circostanze che rivendico con orgoglio la mia autonomia: non appartenere a un partito nazionale mi rende totalmente libera da diktat romani o da posizioni imposte dall’alto che non potrei condividere. Di fronte al fine vita non servono calcoli politici, ma l’ascolto di esperienze reali, sensibilità umane e valori tecnici. La politica ha il dovere di risolvere i problemi concreti delle persone, non ha il diritto di giudicare le loro coscienze o il loro dolore.
So perfettamente che anche all’interno di Casa Autonomia ci sono persone che legittimamente non approvano questa legge, ma che rispettano il mio impegno e la mia volontà di offrire una possibilità di scelta a tutti. Il nostro compito non è limitare, ma rappresentare. Perché mai dovrei oppormi a una legge che dà la possibilità al soggetto di decidere per sé in un momento di estremo dolore e di sofferenze inaccettabili? Chi non desidera usufruirne sarà sempre libero di fare scelte diverse, ma le convinzioni contrarie di una parte non possono diventare un limite o un divieto per chi, nel momento del bisogno, sceglierà di avvalersene. Con questa legge non si toglie la vita, si elimina la sofferenza. Votare a favore significa fare un atto di civiltà, garantendo la massima libertà a tutti: sia a chi deciderà di utilizzarla, sia a chi deciderà di no.