Ci sono dati che raccontano più di molte analisi. Numeri che descrivono una generazione spesso rappresentata come disinteressata, distratta o ripiegata su sé stessa ma che – in realtà – esprime una domanda profonda di futuro, stabilità e accompagnamento.
Il recente dossier “Fragili 2026” pubblicato da Salesiani per il Sociale APS offre uno spaccato prezioso sulla condizione dei giovani italiani tra i 14 e i 20 anni. Una ricerca che merita attenzione non solo da parte degli educatori e del mondo del sociale ma anche della politica e delle istituzioni territoriali. I dati mostrano una generazione che non ha smesso di credere nel futuro ma che si trova a costruirlo in condizioni sempre più difficili.
Il primo elemento che emerge riguarda la fragilità economica. Secondo l’indagine citata, il 30,6% dei giovani dichiara che la propria famiglia vive difficoltà economiche. Una percentuale enorme che racconta come quasi un ragazzo su tre cresca in un contesto caratterizzato da preoccupazioni materiali, incertezza e ridotte opportunità.
Ma il dato forse più significativo riguarda la salute mentale. Mentre oltre il 60% dei giovani valuta positivamente la propria salute fisica; soltanto il 42,2% dichiara una buona salute mentale. Tra le ragazze la situazione è ancora più critica: appena il 36% percepisce positivamente il proprio benessere psicologico.
Il dossier di Salesiani per il Sociale APS evidenzia un aspetto che dovrebbe interrogare profondamente chi amministra i territori: il benessere mentale non dipende soltanto da fattori individuali ma è strettamente correlato alle condizioni sociali ed economiche. Tra i giovani che vivono in famiglie economicamente agiate la quota di chi dichiara una buona salute mentale raggiunge il 58%; tra coloro che vivono in famiglie in difficoltà precipita al 30%. Non siamo quindi di fronte a una semplice emergenza psicologica. Siamo di fronte a una questione sociale e territoriale.
Anche le principali preoccupazioni dei giovani smentiscono molti luoghi comuni. A preoccupare maggiormente non sono i social network o l’intelligenza artificiale; bensì la scuola, le relazioni, il lavoro, il costo della vita e la situazione economica. Il 48,8% indica l’inflazione come una delle principali fonti di preoccupazione mentre il 38,5% teme la stagnazione salariale e il peggioramento delle prospettive occupazionali. È la fotografia di una generazione che osserva con lucidità la realtà e che percepisce la crescente difficoltà nel costruire un progetto di vita stabile. Da questo punto di vista emerge un tema particolarmente rilevante per chi – come Casa Autonomia.eu – si occupa di sviluppo territoriale e coesione sociale.
La fragilità giovanile cresce laddove si indeboliscono le comunità.
Quando diminuiscono i servizi educativi, quando scompaiono i luoghi di aggregazione, quando le famiglie sono lasciate sole… Non si perde soltanto un servizio: si perde una parte fondamentale dell’ecosistema educativo che accompagna la crescita delle nuove generazioni. Non è un caso che il dossier metta in evidenza un altro dato significativo: solo il 50,2% dei giovani considera gli adulti che lo circondano un aiuto concreto nelle scelte di vita e nella costruzione del proprio futuro. Ancora più sorprendente è che appena l’8% dei giovani individui nei leader politici un modello di riferimento. Dato eloquente: forse cambierebbe se la presenza sul territorio di certi politici non si limitasse a mangiare e bere; un esempio lo si dà portando contenuto e dimostrando impegno. Sono numeri che raccontano una crescente distanza tra istituzioni e le nuove generazioni. Una distanza che non può essere colmata con slogan o campagne di comunicazione ma solo attraverso una presenza concreta. Per questo la sfida educativa deve diventare una priorità politica.
Investire nei giovani significa certamente sostenere il lavoro, la casa e la natalità. Ma significa anche investire nelle infrastrutture sociali: scuole, centri giovanili, associazionismo, sport, cultura, servizi educativi e presidi territoriali. Significa contrastare lo spopolamento non soltanto mantenendo aperte le strade o gli uffici pubblici ma garantendo alle famiglie e ai ragazzi luoghi in cui crescere, incontrarsi e costruire relazioni significative.
Il dossier di Salesiani per il Sociale APS lancia un messaggio chiaro: i giovani non chiedono risposte facili. Chiedono adulti credibili, comunità presenti e opportunità concrete.È una sfida che riguarda l’intero Paese ma che assume un significato ancora più forte nelle aree periferiche e montane; dove la rarefazione dei servizi e delle opportunità rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di esclusione.
La vera emergenza giovanile non è soltanto economica. È la progressiva perdita di quei legami comunitari che consentono a una persona di immaginare il proprio futuro. Per questo la questione giovanile è sempre più una questione territoriale. La risposta non può che essere una politica che metta al centro le persone, le comunità e il diritto di ogni giovane a costruire il proprio progetto di vita (indipendentemente dal luogo in cui è nato).
Valentino Inama
Coordinatore Giovani
Movimento Casa Autonomia.eu