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La sanità trentina è stata allontanata dai cittadini. È ora di riportarla vicino.

Da troppo tempo la sanità trentina scivola lungo una traiettoria che tutti vedono e pochi hanno il coraggio di nominare. Ogni giorno peggiora un po’, ogni giorno si aggiunge un tassello a un quadro che non ha più nulla a che fare con l’efficacia, con la prossimità, con quella capacità di leggere i bisogni dei territori che un tempo era il tratto distintivo del nostro sistema. E mentre la situazione si fa più fragile, la risposta della governance aziendale e politica resta sempre la stessa: mancano le risorse, non si trovano professionisti, il problema è nazionale. È una narrazione che si ripete, che si autoalimenta, che finisce per diventare un alibi. Ma non spiega perché un modello che funzionava sia stato abbandonato. Non spiega perché ciò che garantiva qualità e continuità sia stato sostituito da un sistema che ha delocalizzato il potere e svuotato i territori.
Il Trentino non è una provincia qualunque. È una provincia autonoma che in passato ha saputo costruire soluzioni efficaci, riconosciute e apprezzate dalla cittadinanza. Le persone lo ricordano bene, lo dicono ancora oggi: una volta la sanità trentina era in vetta alle classifiche, una volta i problemi che oggi viviamo non c’erano. E non c’erano perché esisteva un modello capace di tenere insieme i servizi, i professionisti, gli amministratori locali, gli ospedali, le comunità. Quel modello si chiamava Distretto. Non un Distretto nominale, non un Distretto gigante, non un Distretto svuotato di potere, ma un Distretto vero, radicato nelle valli, costruito sulla prossimità, sulla conoscenza diretta, sulla responsabilità condivisa. Nei Distretti ci si incontrava con costanza, si ragionava insieme, si intercettavano i problemi prima che esplodessero, si evitavano spostamenti inutili verso i poli estremi della provincia, si aggiornava l’assistenza domiciliare, si includevano tutti i servizi della rete territoriale. Era un sistema che preveniva, non inseguiva. Era un sistema che riconosceva che il Trentino non è un quartiere di Milano, che le valli non sono linee sulla carta ma distanze reali, comunità diverse, bisogni diversi. Era un sistema che funzionava perché era vicino. Poi è arrivata la stagione degli accorpamenti, della razionalizzazione, della centralizzazione. Le Comunità di valle non presidiano più la materia sociosanitaria, i Comuni vengono esclusi dalle decisioni, gli ospedali procedono da soli senza coprogettazione con il territorio, il territorio subisce le scelte degli ospedali e gli ospedali subiscono le carenze del territorio. Si è rotto il punto più delicato: la relazione. Oggi non c’è più nessuno che parla con nessuno. E in mezzo ci sono professionisti straordinari che, con etica e dedizione, cercano di tenere insieme ciò che il sistema ha smesso di tenere insieme. Ma un sistema non può reggersi sulla buona volontà dei singoli.
Se davvero vogliamo migliorare l’assistenza territoriale, rafforzare la presa in carico, ridurre l’istituzionalizzazione, garantire equità in tutte le valli, allora bisogna dirlo con chiarezza: serve tornare al modello manageriale del Distretto. Serve restituire potere ai territori, ricostruire i tavoli, riattivare le relazioni, rimettere in connessione ciò che oggi è frammentato. Serve una visione che guardi avanti, non un’amministrazione che si limita a gestire il finecorsa. Perché quando chi governa non propone soluzioni, quando non immagina il futuro, quando non costruisce alternative, allora il futuro si spegne. E quando il futuro si spegne, l’unica cosa da fare è lasciare spazio a chi le idee le ha, a chi ha a cuore il bene comune, la salute pubblica, l’equità.
Per questo ritengo necessario un confronto diretto, alla pari, con l’assessore Tonina sul tema dei Distretti e della governance territoriale. Non un confronto tecnico, non un confronto burocratico, ma un confronto politico, chiaro, trasparente, che restituisca alla cittadinanza la possibilità di capire quale visione guida le scelte di oggi. È il momento di assumersi la responsabilità di dire come si intende ricostruire ciò che è stato smantellato. È il momento di dire se si crede ancora nella prossimità, nella rete, nella condivisione. È il momento di dire se si vuole davvero restituire al Trentino una sanità territoriale forte.
Io credo che il futuro esista e che debba essere costruito. Credo che il Trentino possa tornare ad avere un sistema sanitario capace di rispondere ai bisogni delle persone. Credo che la strada passi da un ritorno ai Distretti, non come nostalgia, ma come scelta di buon senso, come scelta di responsabilità, come scelta di futuro.