Questa mattina sull’Adige leggiamo che il mega appalto dell’assistenza domiciliare, 24 milioni di euro di prestazioni, è stato assegnato a una cooperativa proveniente da fuori provincia. Un altro pezzo di Trentino che se ne va. Per molti sarà una notizia tecnica, per me è uno schiaffo: perché l’assistenza domiciliare non è un servizio qualunque, è la parte più fragile e più preziosa della nostra cura di prossimità, della quale ne abbiamo tanto bisogno.
La scelta sembra figlia della logica del ribasso, quella che riduce un servizio umano a una gara al centesimo. E quando si corre al ribasso, sappiamo già chi paga il conto: i lavoratori.
La famosa clausola sociale, se attivata, non garantisce né stipendi tutelati né continuità professionale: è un paracadute troppo debole per chi ogni giorno entra nelle case delle persone fragili. E mentre tutto questo accade, mentre si esternalizza un servizio così delicato, l’Assessore Tonina e la sua maggioranza provinciale a cosa pensano? Ad aumentare lo stipendio dei consiglieri. A blindare i dirigenti. A proteggere se stessa, non i servizi. Due scelte che, messe una accanto all’altra, raccontano con chiarezza quali sono le priorità: non i cittadini, non i lavoratori, non le famiglie.E infatti a pagare saranno in molti: i lavoratori, che rischiano condizioni peggiori; le famiglie, costrette a ricominciare da zero con nuovi referenti; gli utenti, che vedranno spezzarsi il rapporto di fiducia costruito nel tempo con i professionisti che li seguono. L’assistenza domiciliare non è un pacchetto da mettere all’asta. È un patrimonio umano, fatto di continuità, delicatezza, conoscenza dei territori. Svendere questo patrimonio significa indebolire l’intero sistema di cura, proprio mentre il Trentino avrebbe bisogno di rafforzarlo. E allora la domanda finale è inevitabile: com’è possibile che quando si tratta di servizi alle persone si scelga il ribasso, mentre quando si tratta di interessi infrastrutturali si corre spediti? Per far viaggiare più velocemente certi interessi trentini verso altre regioni, si è pronti a riaprire la Valdastico, a spingere sulla A22, a favorire collegamenti che sembrano servire più chi sta fuori che chi vive qui. E tutto questo mentre la nostra autonomia, invece di distinguerci, viene gestita in modo da appiattirci sulla nazione, perdendo ciò che ci rendeva un territorio capace di scegliere, governare e proteggere i propri servizi.