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Ogni giovane che se ne va

Dai dati ISTAT
Nel 2024, dal Trentino sono partiti 861 giovani.Un numero che cresce, anno dopo anno, come una linea sottile che si allunga verso l’esterno. Dal 2011 ad oggi ne abbiamo persi oltre 6.400. E mentre le partenze aumentano, i rientri diminuiscono: a livello nazionale i rimpatri degli italiani sono calati del 23% nel biennio 2023–2024.Ogni giovane che se ne va non è una statistica: è una voce che si spegne nelle nostre piazze, un talento che non vedremo crescere qui, un pezzo di comunità che si assottiglia.
Le ragioni sono sempre le stesse, e non servono grandi analisi per riconoscerle.
C’è chi parte perché non trova una casa accessibile, perché i costi sono troppo alti o perché ristrutturare un appartamento ereditato è diventato un percorso a ostacoli.
C’è chi parte perché cerca un lavoro che qui non esiste, o che non offre prospettive, stabilità, crescita.E c’è chi parte perché, vivendo in valle, ogni giorno deve fare i conti con una mobilità lenta, faticosa, che rende tutto più distante: lo studio, il lavoro, le opportunità.Non sono scelte leggere. Sono scelte che parlano di futuro, di possibilità, di dignità.
E allora la domanda che dovremmo farci non è “perché se ne vanno?”, ma “cosa serve perché possano restare?”.Le risposte non sono complicate: politiche abitative che non lascino soli i giovani, lavoro qualificato che non costringa a migrare per crescere, collegamenti che rendano il territorio unito e non frammentato.
Sono scelte che richiedono visione, continuità, ascolto.Perché trattenere i giovani non significa trattenerli a forza: significa offrire loro un motivo per scegliere di restare.E in fondo, tutto parte da qui: dal riconoscere che ogni partenza è una perdita per tutti noi.