Dentro l’incoerenza: dieci anni di slogan e smantellamenti
Da quasi dieci anni la Lega trentina ripete la parola “sicurezza” come fosse un marchio di fabbrica. La usa per descrivere Trento e di conseguenza il Trentino come luoghi allo sbando, per accusare i Comuni e gli Amministratori, per alimentare un clima di allarme permanente. Ma basta ripercorrere i fatti dal 2017 a oggi per vedere ciò che la propaganda non dice: la Lega ha demolito gli strumenti che garantivano sicurezza reale, trasformando un tema serio in un dispositivo di consenso.
La fabbrica dell’emergenza (2017–2018)
Prima si costruisce il racconto: “Trento insicura”, “tolleranza zero”, “ripuliremo la città”. Non importa che i dati dicessero altro: serviva un nemico, serviva un’emergenza, serviva un bersaglio. Lo avevano trovato a Roma con Salvini e andava portato in Trentino partendo da Avio.La sicurezza diventa un palcoscenico, non una politica.
Il paradosso del potere (2019–2021)
Quando la Lega arriva in Provincia, la narrazione non cambia. Cambia invece la responsabilità: ora governano. E cosa fanno?Indeboliscono i presidi che funzionavano.
Il caso simbolo è la Residenza Fersina. Un luogo che garantiva controllo, monitoraggio, mediazione, riduzione della marginalità.Un presidio che teneva insieme sicurezza e dignità.
La Lega lo trasforma in un capro espiatorio: “crea insicurezza”.E decide di superarlo. È qui che l’incoerenza diventa evidente: si attacca ciò che funziona per poter dire che nulla funziona. A nulla valgono i molteplici interventi del mondo politico che ha altra visione in tema di sicurezza e responsabilità
Lo smantellamento mascherato (2022–2023)
La linea è chiara: chiudere, ridurre, indebolire, centralizzare, impaurire.
Non per migliorare la sicurezza, ma per alimentare la narrazione dell’emergenza.Il risultato è sotto gli occhi di tutti: più persone in strada, più vulnerabilità, più conflitti visibili.E quindi più materiale per dire che “la città è fuori controllo”. È un meccanismo perfetto: si crea il vuoto, poi si denuncia il vuoto, poi si usa il vuoto per attaccare gli altri.
La città come bersaglio politico (2024–2026)
Negli ultimi anni la retorica è diventata ancora più aggressiva:“Trento capitale del degrado”, “Serve l’esercito”, “Il Comune non controlla nulla”.
Non è un’analisi: è una strategia. Non è un allarme: è un investimento politico. La sicurezza non è più un obiettivo, ma un pretesto.Guardare dall’alto per capire la contraddizione
A volte basta davvero “un escursionista”, qualcuno che prende quota e guarda il sentiero dall’alto. D’altronde vengo dalle Valli, sono montanara abituata a guardare avanti per non inciampare nel sentiero e a guardare in giù per tenere lontano ogni pericolo. Perché da lì si vede tutto: la Lega denuncia un problema, smantella gli strumenti che lo gestivano, poi denuncia il peggioramento che essa stessa ha prodotto. È una spirale costruita con cura: più allarme, meno soluzioni; più slogan, meno responsabilità.
A fine 2025 Fugatti ha compiuto un gesto che dice più di mille conferenze stampa: ha tolto l’Assessorato all’immigrazione a Tonina e lo ha accentrato nelle sue mani. Non per governare meglio, ma per governare il messaggio. Perché quando la sicurezza è uno slogan, la prima preoccupazione non è la gestione: è il controllo del microfono.
La sicurezza è una cosa seria. Riguarda la vita delle persone, non la vita dei partiti. E allora la domanda è inevitabile: come si può parlare di sicurezza dopo aver indebolito ciò che la garantiva? Perché oggi è chiaro: la Lega non ha reso Trento e il Trentino più sicuri.
Ha reso più fragile il sistema che la proteggeva. Guardando il sentiero dall’alto, l’incoerenza diventa evidente: chi ha tolto i ponti ora denuncia i fiumi. Ma la città non ha bisogno di chi grida alla piena. Ha bisogno di chi ricostruisce i ponti. La sicurezza non nasce dalla paura: nasce dalla responsabilità. E quella, oggi, è la grande assente.
Consigliera Provinciale Paola Demagri
Movimento Casaautonomia.eu