Casa Autonomia.eu

Bollette, accise e promesse mancate: ora la Provincia intervenga per tutelare famiglie e imprese trentine

In queste settimane le lamentele sulle bollette sono tornate fortissime. A febbraio 2026 i prezzi dell’energia salgono del 30% per la luce e del 37% per il gas. Ma mentre il Governo nazionale si barrica dietro un “gassismo integralista” che ci lega a prezzi fuori controllo, la Provincia Autonoma di Trento resta a guardare, ignorando il tesoro che ha in casa. 

Il paradosso è tutto in una cifra: 400 milioni di euro. È il valore della maxi‑gara aggiudicata recentemente per estendere la rete del metano in Trentino. Mentre il mondo corre verso la transizione, la Giunta Fugatti vincola quasi mezzo miliardo per legare 40.000 famiglie a un’infrastruttura fossile e a mercati internazionali instabili. Con la stessa cifra potremmo fare l’opposto: liberare quelle famiglie dalla dipendenza dal gas, investendo in accumuli idroelettrici e comunità energetiche, rimettendo ogni anno 24 milioni di euro direttamente nelle tasche dei cittadini.

 Il Trentino non è vittima del mercato: è un territorio produttore. Produciamo circa 3.500 GWh di energia idroelettrica l’anno, a fronte di un consumo di 2.800 GWh. Siamo già autosufficienti. E lo studio APRIE (RT04) certifica un potenziale fotovoltaico di 9,5 GW, capace di generare quasi 8.000 GWh di energia pulita. Sommando queste risorse, il Trentino potrebbe produrre tre volte l’energia che consuma. Eppure le famiglie pagano l’elettricità il doppio rispetto alle grandi industrie, come evidenziato anche da analisi europee. I cittadini non chiedono nuove reti di metano: chiedono bollette più basse, meno dipendenza dal gas, più comunità energetiche e investimenti nelle rinnovabili locali. In altre parole, chiedono esattamente ciò che l’autosufficienza energetica trentina  già tecnicamente raggiunta  permetterebbe di ottenere. Per questo la maxi‑gara da 400 milioni è una scelta che guarda al passato: lega migliaia di famiglie a un’infrastruttura fossile invece di valorizzare le risorse che il Trentino possiede e che potrebbero garantire sicurezza energetica e costi più bassi.

Le carte parlano chiaro: nel 2017, grazie alla produzione locale, pagavamo la quota energia a circa 4 centesimi/kWh. Oggi, nel 2026, ci viene fatturata a 15 centesimi: un aumento del 200%. Non è un problema di costi di produzione  le nostre turbine sono già ammortizzate ma di scelte politiche: la rendita idroelettrica, circa 70–100 milioni l’anno, viene assorbita nel bilancio provinciale invece di essere restituita ai cittadini in bolletta.

E c’è un elemento che in Trentino pesa più che altrove: il nostro è un territorio con un clima più rigido della media nazionale, con inverni lunghi e temperature più basse. Questo significa che famiglie, imprese e servizi pubblici hanno un fabbisogno energetico molto più elevato per il riscaldamento. Proprio per questo ogni aumento delle bollette colpisce qui più duramente che altrove, rendendo ancora più urgente una strategia che valorizzi l’energia che produciamo e riduca la dipendenza dal gas.

L’Autonomia non può essere un vessillo da sventolare nei convegni: deve tradursi in scelte concrete. Basta investire centinaia di milioni in tubi per il metano: serve puntare sulla sovranità energetica locale. Chiediamo una Tariffa Territoriale che svincoli il prezzo dell’energia trentina dalle speculazioni del gas e lo riallinei al costo reale di produzione, e un Fondo Invernale Strutturale che utilizzi i canoni delle grandi derivazioni non per la spesa corrente, ma per abbattere subito le quote fisse delle bollette di famiglie e imprese.Non è “rinnovabilismo integralista”: è pragmatismo trentino. Abbiamo l’energia, abbiamo la tecnologia, abbiamo l’Autonomia. Manca solo la volontà politica di smettere di fare cassa sulla pelle di chi deve riscaldare casa.