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Io mi indigno di fronte a tanta indifferenza

In questi giorni faccio fatica a mandare giù ciò che sta accadendo a Trento. La presenza crescente di persone costrette a dormire all’aperto, nel gelo, è il segno più evidente di un degrado umano che non appartiene alla nostra comunità. Trento è sempre stata una città accogliente, attenta alle fragilità, capace di coniugare responsabilità sociale e umanità. Oggi, invece, assistiamo al risultato di scelte politiche che hanno smantellato un modello di accoglienza diffusa costruito negli anni e riconosciuto come efficace.

È difficile comprendere come il Presidente della Provincia e chi lo sostiene possano considerare accettabile una situazione in cui la possibilità di dormire al caldo o al freddo dipende da un “contingentamento delle temperature”. Non è così che si tutela la dignità delle persone, soprattutto di chi si trova sul nostro territorio per ragioni internazionali e non ha una fissa dimora. Passare accanto a chi è costretto a dormire per terra, al gelo, senza una risposta minima a un bisogno primario, genera un disagio profondo. E non posso non pensare a come reagirei se fossi al loro posto.

Questa gestione non solo aumenta il disagio sociale, ma rischia di alimentare tensioni e sofferenze evitabili. Sono convinta che nell’intero sistema che riguarda immigrazione, CPR, senzatetto e politiche correlate ci siano zone d’ombra, dinamiche poco trasparenti e interessi che non vengono dichiarati. È legittimo chiedersi se il Presidente Fugatti non stia rispondendo a logiche e patti politici che nulla hanno a che fare con i bisogni dei trentini.

Il disagio che provo e che molti cittadini condividono, insieme alla voce del vescovo, dell’arcidiocesi e di numerose associazioni  nasce da un’idea semplice: una comunità si misura da come tratta le sue fragilità. Non mi riconosco nelle logiche di influenza, ma in quelle della persona e del bene comune.

Ed è proprio per questo che rivendico un modello chiaro, serio e responsabile: quello dell’accoglienza diffusa, della presenza immigratoria regolare, controllata, organizzata, impegnata, responsabile, utile alla comunità, lavoratrice e rispettosa delle regole. Un modello che non è buonismo, ma capacità amministrativa. Un modello che previene il degrado, tutela la sicurezza, rafforza la coesione sociale e permette a tutti – cittadini e nuovi arrivati – di vivere in un contesto ordinato, umano e civile.

Per queste ragioni ritengo necessario un cambio di passo immediato. Non servono soluzioni tampone né annunci stagionali: serve una scelta politica chiara, che rimetta al centro la dignità delle persone e la responsabilità istituzionale verso chi vive una condizione di estrema fragilità.

Per questo ho depositato un’interrogazione che chiede alla Giunta di chiarire quale modello di comunità intenda perseguire:se uno fondato sulla tutela della dignità umana, garantendo un’accoglienza minima e continuativa;  oppure uno in cui il diritto a non dormire all’addiaccio dipende da soglie termiche e decisioni discrezionali.

Chiedo inoltre al Presidente della Provincia di dichiarare pubblicamente quale sia l’indirizzo politico che guida la scelta di lasciare persone senza riparo, e se questa impostazione risponda a valutazioni autonome o a impegni assunti con forze politiche esterne al Trentino.

Sono domande semplici, ma decisive. Non chiedono numeri: chiedono una visione.

E una comunità come la nostra merita di sapere da che parte sta chi la governa.