La Fondazione GIMBE rileva che, a 18 mesi dalla conversione del DL Liste d’attesa, non è arrivato alcun beneficio concreto per i cittadini: mancano ancora due decreti attuativi e la piattaforma nazionale non rende pubblici i dati necessari per capire dove si concentrano i ritardi. Le liste d’attesa restano così il segnale più evidente dell’indebolimento del Servizio sanitario nazionale, con milioni di persone costrette a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure.
E noi in Trentino? Senza dati provinciali pubblici e disaggregati, non è possibile sapere con precisione dove si concentrano i ritardi, quali prestazioni sono più critiche e quanto pesa l’intramoenia sul nostro territorio. Questo è il punto politico: il Trentino non è valutabile, e questo rende impossibile programmare interventi seri. Ciò che però sappiamo perché emerge da operatori, amministratori e cittadini è che le liste d’attesa sono un problema crescente anche qui, soprattutto per la diagnostica di base e le visite specialistiche più richieste. La carenza di personale pesa in modo particolare nelle valli, dove sostituire i professionisti è più difficile. L’intramoenia è in aumento e spesso rappresenta l’unica via per ottenere una prestazione in tempi ragionevoli. Il CUP trentino è andato in crash come dimostrato nelle scorse settimane, non è integrato con un sistema nazionale e non offre strumenti chiari ai cittadini quando i tempi massimi non vengono rispettati. Le prenotazion i dal sistema Tre C non sempre vanno a buon fine. Manca trasparenza: non è possibile confrontare i tempi tra pubblico, privato accreditato e intramoenia, né tra territori diversi. In sintesi: il Trentino non fa eccezione. Senza dati pubblici e leggibili non possiamo misurare il problema né pretendere soluzioni adeguate. Ed è un limite politico e amministrativo che va denunciato con forza.
Non è sufficiente che l’Assessore Tonina riconosca l’esistenza del problema, la sua complessità e la volontà di trovare soluzioni. Le scelte politiche non possono basarsi su percezioni o dichiarazioni di principio: devono poggiare su dati, analisi e trasparenza. E oggi in Trentino questi elementi mancano. Mancano i numeri, i rapporti, le percentuali che permetterebbero di capire dove intervenire e con quali priorità. Senza dati pubblici e verificabili, ogni promessa rischia di restare un esercizio retorico, non una risposta concreta ai cittadini.