In questi giorni mi sento profondamente preoccupata. Preoccupata non solo per come reagiamo, ma per come ci portiamo dietro le reazioni delle persone che hanno davvero a cuore il futuro della nostra comunità. Questa preoccupazione nasce da una sensazione sempre più forte: molte persone si stanno appiattendo su una condizione generalizzata che ci sta trascinando verso una deriva sociale.È facile guardare oltre i nostri confini, persino quelli internazionali, e pensare che ciò che descrivo riguardi scenari lontani, conflitti remoti, dinamiche che “non ci appartengono”. E invece no. Hanno molto a che fare anche con noi. Perché ormai tutto ciò che accade lontano, in un attimo, diventa vicino. L’effetto dei media, dei social, della velocità dell’informazione, della facilità con cui ci si muove nel mondo e si incontrano persone di ogni provenienza: tutto questo ci attraversa, ci influenza, ci cambia.
Non voglio tirarla troppo lunga, quindi torno al punto da cui sono partita: l’appiattimento. L’appiattimento della politica, che sta insinuando nelle nostre menti l’idea che la violenza sia accettabile se esercitata da chi ha un mandato “autorevole”. Che la difesa debba trasformarsi sempre in autodifesa. Che educare al rispetto fin dall’infanzia non sia responsabilità delle istituzioni ma solo dei genitori. Che il fascismo “non esista più” e che l’antifascismo sia una semplice opinione, una posizione come un’altra. Io questa normalizzazione non riesco ad accettarla. La sento come un indebolimento degli anticorpi democratici, come una perdita di profondità nel nostro modo di guardare al mondo e a noi stessi. E non riguarda solo i grandi scenari globali: riguarda ogni comunità, anche la nostra. Perché ciò che accade altrove arriva qui, nelle conversazioni quotidiane, nei comportamenti, nelle aspettative.
E questa sensazione di appiattimento la ritrovo anche in ciò che sta accadendo a livello provinciale. Le scelte politiche della maggioranza rischiano di indebolire il nostro pensiero critico, di abituarci a una narrazione fatta di slogan, di annunci, di promesse che soffocano ciò che davvero conta.Ma io sono certa che i Trentini sapranno risollevarsi. Sapranno liberarsi dal soffocamento degli spot, dal soffocamento delle prebende, dal soffocamento degli annunci e delle promesse. Sapranno riconoscere l’indebolimento progressivo di ciò che è essenziale: l’istruzione, la sanità, la cura del territorio, l’attenzione alle fragilità, alla disabilità, alla marginalità, alla dignità economica di ogni singola persona. Io non ci sto. Per questo reagisco ogni giorno. Per questo mi impegno affinché, anche solo un passo alla volta, si generi una piccola rivoluzione culturale e politica. Una rivoluzione che ribalti le vedute e apra la strada a un Trentino più resistente, più forte, più autonomo, più incisivo. Un Trentino che sia davvero per tutti, non per pochi.