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Perchè non si può disertare l’aula consigliare

L’aula consiliare è solo una parte del nostro lavoro, ma è una parte decisiva. È il luogo in cui le parole diventano atti, in cui si costruiscono cornici e indirizzi che orientano tutte le deleghe della nostra Provincia autonoma. Lo raccontiamo spesso ai ragazzi quando vengono a trovarci in aula con i loro insegnanti: da qui escono scelte che toccano la vita di tutti.

L’aula è fatta di persone, di gruppi, di coalizioni. È fatta di differenze che si incontrano, si confrontano, discutono. È il luogo del dibattito, della responsabilità, dell’azione politica. E nulla di ciò che facciamo è per noi stessi: ogni intervento, ogni voto, ogni posizione è pensata per i Trentini.

Vorrei ricordarlo ogni tanto, anche fuori dai momenti più visibili: la democrazia vive anche qui, nel lavoro quotidiano e spesso silenzioso che prova, giorno dopo giorno, a costruire un pezzo di futuro comune.

Oggi sentivo il bisogno di tornare sull’importanza del lavoro d’aula. Dopo tre giorni di attività consiliare, in gran parte disertata dalla maggioranza con la motivazione che non c’era nulla di interessante, è difficile non notare il contrasto con altre occasioni. Per esempio, quando si parla di temi come le indennità dei consiglieri, la Valdastico o la legge elettorale per il terzo mandato, l’aula improvvisamente si riempie: i colleghi di maggioranza sembrano incollati alla sedia, il dibattito si accende, gli interventi si susseguono.

Non ha importanza chi porta un argomento in aula: ciascuno di noi ha il dovere di contribuire al confronto costruttivo, portando le proprie idee o quelle del gruppo che rappresenta. Questo è possibile solo ascoltando le posizioni degli altri e mettendo ordine in ciò che diventa materia democratica.

Sono tornata su questo tema perché ho riscontrato disagio da parte di chi, nei giorni scorsi, ha osservato come me il menefreghismo totale e il lassismo nel lavoro d’aula, a partire dal Presidente che, ormai dall’inizio della legislatura, si presenta in aula solo quando c’è un interesse diretto, come nel caso della discussione sul terzo mandato.