Da tempo assistiamo a un progressivo scivolamento del nostro sistema sanitario provinciale verso una situazione che non è più semplicemente critica: è sfuggita di mano. Prima che altri professionisti decidano di abbandonare definitivamente la nave, serve un gesto politico chiaro, netto, capace di ristabilire ordine, giustizia, visione. Un gesto che segni un vero reset e restituisca fiducia a chi lavora ogni giorno e a chi, ogni giorno, si affida ai nostri servizi.L’Azienda sanitaria ha bisogno di una guida straordinaria, di un commissariamento che rimetta al centro ciò che dovrebbe esserlo da sempre: la salute degli utenti e il benessere dei dipendenti. Perché oggi i processi interni sono corrosi, obsoleti, appesantiti da ingerenze e, in troppi casi, da evidenti mancanze di competenza. Da sette anni assistiamo a un turnover continuo nelle posizioni apicali: nomi che si susseguono, incarichi che durano il tempo di un respiro. È inevitabile che sorga una domanda: davvero sono tutti inadeguati, oppure è il sistema stesso a respingere chi prova a mettervi mano?La verità è che si è stratificato un insieme di problemi, responsabilità diffuse, scatole cinesi che chi entra scopre troppo tardi. E spesso, una volta viste da vicino, l’unica reazione possibile è andarsene.Per questo oggi serve un atto forte. Non un gesto simbolico, ma una scelta politica che dica con chiarezza che la sanità provinciale merita un nuovo inizio. Un commissariamento che apra una fase di ricostruzione, riorganizzazione profonda e trasparente, capace di restituire dignità ai professionisti e sicurezza ai cittadini.Non è una richiesta estrema. È l’unica scelta responsabile per rimettere la salute pubblica al centro del futuro della nostra comunità.