Negli ultimi mesi il dibattito sull’Accordo tra Unione Europea e Paesi del Mercosur è tornato al centro dell’agenda politica. Un negoziato lungo venticinque anni, presentato come un grande passo avanti per il commercio internazionale, ma che per territori come il nostro rischia di tradursi in un arretramento silenzioso, quasi invisibile, e proprio per questo ancora più grave. Mentre l’Europa discute di dazi, quote e reciprocità, qui in Trentino sembrerebbe che troviamo davanti a un dato che non può essere derubricato a dettaglio tecnico.
Secondo quanto riportato da stampa e parti sociali interessate al settore, le mele trentine non comparirebbero tra le Indicazioni geografiche protette dall’accordo. Non c’è traccia della nostra produzione simbolo, della filiera che sostiene intere valli, della qualità che abbiamo costruito in decenni di lavoro, ricerca, investimenti e rigore.
Eppure, a pochi chilometri da noi, la Provincia di Bolzano ha invece ottenuto la tutela delle proprie mele IGP. L’Alto Adige ha saputo presidiare il tavolo europeo, difendere i propri interessi, far valere la propria rappresentanza. La SVP e il suo Eurodeputato hanno portato a casa un risultato concreto, tangibile, misurabile. Il Trentino pare proprio di no. Se conferamto, allora la domanda politica diventerebbe inevitabile: dov’eravamo mentre gli altri difendevano il proprio territorio? Perché mentre Bolzano lavorava, il PATT, che si definisce partito territoriale, autonomista, vicino alla SVP e allo stesso Dorfmann, non ha ottenuto nulla. E mentre l’assessora Zanotelli si dedicava a presenze pubbliche, nessuno sembra essersi accorto che il principale prodotto agricolo trentino stava scivolando fuori dalle tutele europee?
Non è questione di bandiere o di appartenenze. È questione di responsabilità verso un settore che rappresenta migliaia di famiglie, un pezzo della nostra identità economica e culturale, un presidio ambientale e sociale. È questione di capire perché altri territori hanno saputo far valere la propria voce, mentre il nostro è rimasto in silenzio. Per questo serve chiarezza. Serve sapere se questa notizia, così come mediaticametne esposta corrispnde alla realtà, o se fortunatamente vi fossero invece valide alterantive di ripiego ad un danno che altrimenti sembra inevitabilmente evidente. A quanto pare fra l’altro la presenza dei leader nazionali Meloni – Lollobrigida intervenuti solo due mesi fa per inaugurare la funivia che trasporta le mele nelle celle ipogee non ha dato garanzie in tal senso, se non il presenzialismo puro che ha anche innescato qualche mal di pancia. La politica non può limitarsi a commentare a posteriori: deve presidiare, prevenire, difendere. E quando non lo fa, deve rispondere, perchè.
S’interroga la Giunta per sapere:
1. Se fosse a conoscenza, durante le fasi negoziali dell’Accordo UE–Mercosur, del fatto che le mele trentine non sarebbero state incluse tra le Indicazioni geografiche protette.
2. Quali azioni politiche, istituzionali o tecniche siano state intraprese per ottenere tale tutela e con quali risultati.
3. Se la Provincia abbia interloquito con il Governo italiano, con la Farnesina o con la Commissione europea per difendere le produzioni trentine, e in quali forme.
4. Se vi siano stati contatti con la SVP o con l’eurodeputato Herbert Dorfmann, e quali esiti abbiano prodotto tali interlocuzioni.
5. Quali iniziative urgenti intenda assumere per evitare che l’accordo, una volta operativo, penalizzi ulteriormente le filiere agricole trentine, già esposte alla concorrenza internazionale e al rischio di importazioni prive degli standard europei.