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Ambulatori chiusi, responsabilità aperte

La mancata riapertura degli ambulatori ortopedici di Madonna di Campiglio e di Sen Jan di Fassa rappresenta l’ennesimo tassello dell’incapacità programmatoria dell’Azienda sanitaria. O, forse, il segno che qualcuno preferisce continuare a “fare bella figura” con i vari territori, tirando una coperta che è ormai diventata cortissima.

Sostenere oggi che quegli ambulatori “non servono” e che gli sciatori potranno rivolgersi agli ospedali di Tione o di Cavalese è un’affermazione che si commenta da sola. Non serve certo una direzione generale per ricordarci come funziona la naturale organizzazione territoriale. La vera domanda è un’altra: con le risorse attualmente disponibili, questi ospedali sono davvero in grado di garantire gli standard minimi di sicurezza e qualità e l’incremento massiccio di utenza?

In questi giorni si parla poco di ciò che accadrà durante le Olimpiadi.

Sappiamo che l’Azienda sanitaria sta reclutando personale disposto a coprire turni aggiuntivi nelle settimane dell’evento, chiedendo disponibilità persino nei giorni di riposo.

Se per far fronte a un picco prevedibile come quello olimpico si ricorre a soluzioni straordinarie, come si può pensare che la stessa struttura sia in grado di garantire servizi essenziali nei territori turistici senza una programmazione seria e stabile?

La verità è che la montagna non può essere gestita con interventi estemporanei o con giustificazioni deboli. Servono visione, organizzazione e rispetto per chi vive e lavora in questi territori, e per chi li sceglie come destinazione.