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Dalla grazia presidenziale a tre urgenze per il territorio

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato – ai sensi dell’art. 87, comma 11, della Costituzione – cinque decreti di grazia. Tra questi figura quello concesso a Franco Cioni, classe 1948, condannato a sei anni, quattro mesi e venti giorni per l’omicidio volontario della moglie, gravemente malata e con la quale condivideva un legame affettivo lungo cinquant’anni. Il fatto risale all’aprile 2021.

Questo atto di clemenza mi spinge a richiamare tre questioni che riguardano da vicino anche il nostro territorio e sulle quali lavoro con continuità e responsabilità.
La prima riguarda la solitudine degli anziani, una condizione sempre più diffusa e preoccupante. Attraverso una mozione ho proposto l’istituzione di una delega specifica, perché la solitudine non è un fatto privato: è un fenomeno sociale che genera isolamento, sofferenza psicologica e un peggioramento della salute. Le istituzioni hanno il dovere di riconoscerla e affrontarla.

La seconda riguarda il fine vita. A breve discuteremo in aula un disegno di legge che potrebbe finalmente offrire un quadro normativo chiaro e rispettoso della dignità umana nelle situazioni più critiche e irreversibili. È un tema che richiede coraggio, responsabilità e un confronto libero da pregiudizi.

La terza questione riguarda il sistema carcerario, che continua a mostrare criticità profonde. Il sovraffollamento compromette la dignità delle persone detenute, le condizioni igieniche non sempre sono adeguate e l’accesso alla salute in alcuni casi è insufficiente. Le dotazioni organiche del personale sanitario e di Polizia penitenziaria sono insufficienti. La carenza di attività significative svuota le giornate, l’assistenza psicologica è insufficiente, i legami familiari si indeboliscono, l’accesso a lavoro e formazione è diseguale. La dignità in carcere non è un principio astratto: è un insieme di condizioni concrete che oggi non vengono pienamente garantite.