I dati emersi oggi sullo stato di salute dei trentini ci offrono uno spaccato prezioso, che va letto non con gli occhi della polemica, ma con quelli della responsabilità. È da questa lettura che devono nascere scelte politiche adeguate, capaci di trasformare le criticità in opportunità.
La prima questione riguarda la possibilità di fare diagnosi tempestive e la consapevolezza dei cittadini di avere una patologia definita. Senza diagnosi non c’è cura, e senza consapevolezza non c’è adesione ai percorsi terapeutici.
Servono più campagne di sensibilizzazione e screening diffusi, con strumenti diagnostici accessibili in ogni territorio, dalle valli ai centri urbani.
La seconda sfida è la possibilità di essere curati e la costanza nell’assunzione dei farmaci. È necessario programmare attività di gestione dei pazienti cronici che permettano di mantenere la malattia stabile il più a lungo possibile.
Rendere gratuiti i farmaci per i pazienti cronici migliorando la LP per la gratuità e rafforzare i servizi di monitoraggio e accompagnamento terapeutico. In tutto questo va fatto un grosso investimento sugli Infermieri di Famiglia che oggi sono solamente 17 e diffusi a macchia di leopardo.
La prevenzione attraverso l’attività fisica deve diventare un pilastro della nostra società. Non si tratta solo di sport agonistico, ma di promuovere una sana attività fisica quotidiana, accessibile a tutti. Per la terza e quarta età si possono immaginare soluzioni semplici e creative: in alcuni paesi del Nord Europa sono state installate panchine con pedali, che permettono agli anziani di fare movimento mentre chiacchierano o riposano.
Offro uno spunto all’assessorato: introdurre programmi di prevenzione capillari, incentivare attività motorie amatoriali e sperimentare soluzioni innovative per gli anziani, trasformando gli spazi pubblici in luoghi di benessere.
Un pensiero va alla prescrizione delle ricette mediche: il tempo dedicato al paziente è più prezioso di una prescrizione mancata. La sensazione di essere ascoltati e compresi è parte integrante della cura.
E’ necessario riorganizzare e ridistribuire i carichi di lavoro dei medici di base, affinché possano dedicare più spazio all’ascolto e alla relazione con i pazienti.
I medici di medicina generale hanno una preparazione a 360°, spesso sufficiente senza ricorrere subito a specialisti. Tuttavia, il numero troppo elevato di pazienti da seguire rende difficile garantire scelte mediche ponderate. In territori come la Val di Non e anche altre realtà, dove mancano medici, si creano situazioni di massimalismo con tanti pazienti cronici che avrebbero bisogno di più tempo e attenzione si trovano in difficoltà, aggravate nei periodi invernali dalle patologie influenzali, pazienti in ADI e terminali. Le visite domiciliari sono tante ed occupano un tempo maggiore.
Le nuove Case della Comunità, che verranno aperte nei prossimi mesi, possono diventare il luogo giusto per la presa in carico dei pazienti. Solo se pensate come spazi di cura , prevenzione e gestione integrata delle cronicità, potranno rispondere alle esigenze reali dei cittadini.
E’ necessario investire nelle Case della Comunità come centri di innovazione sanitaria e sociale, dotandole di personale, strumenti e programmi che le rendano veri laboratori di autonomia e inclusione. Le Case di Comunità non devono essere travasi di attuali poliambulatori. Sfruttiamo a pieno questa ultima opportunità che ci è stata data dal dm 77
La salute dei Trentini non è solo un tema tecnico, ma un terreno di responsabilità collettiva. Diagnosi, cura, prevenzione e ascolto devono intrecciarsi in un sistema che metta al centro la persona. Ogni valutazione porta con sé una proposta politica chiara: più prevenzione, più equità, più tempo, più prossimità. Il Trentino, grazie alla sua autonomia, ha la possibilità di sperimentare soluzioni originali ed efficaci. Le Case della Comunità possono diventare il cuore di questo nuovo modello, se sapremo investirle di senso e di strumenti concreti. Così la nostra provincia potrà essere laboratorio di innovazione, capace di garantire ai cittadini non solo cure, ma dignità,