Ogni mattina, molto presto, dedico tempo alla lettura dei giornali. Non solo alle notizie, ma anche alle lettere inviate alle redazioni: uno spazio prezioso, che permette di andare oltre i commenti rapidi e spesso superficiali dei social. In questi mesi, l’argomento che più ricorre è l’aumento delle indennità dei consiglieri regionali.
In quanto consigliera, mi sento inevitabilmente chiamata in causa. Per questo ho deciso di mettere nero su bianco alcune considerazioni, con l’intento di contribuire a un dibattito che non deve allargare la distanza tra cittadini e politica, ma semmai ridurla.
Anzitutto è giusto attribuire le responsabilità a chi le ha. Non basta parlare in astratto: occorre indicare partiti e persone che hanno sostenuto o ostacolato l’aumento delle indennità.
Molti si chiedono se tutti i consiglieri meritino l’indennità che percepiscono. È una domanda legittima. Non spetta a me giudicare, ma invito ciascuno a valutare con attenzione il lavoro svolto, e a ricordarsene quando nel 2028 si tornerà al confronto elettorale.
Il lavoro di consigliera o consigliere provinciale e regionale non si limita al territorio. Siamo impegnati in aula, nella predisposizione di atti politici, nella discussione e nell’approvazione di leggi. È un’attività che richiede studio, approfondimento e responsabilità, perché ogni decisione presa ha ricadute concrete sulla vita delle persone. I consiglieri di minoranza hanno un importante compito di controllo dell’attività proposta e svolta dalla maggioranza. E’ un compito fondamentale della democrazia: garantire che le scelte siano trasparenti, corrette e nell’interesse della comunità.
Accanto all’ attività istituzionale, rispondo a chiunque, indipendentemente dal voto ricevuto. Mi faccio carico delle istanze della comunità in tempo reale, le approfondisco e le tratto con cura. Partecipo a incontri, convegni, feste, sagre, inaugurazioni, momenti pubblici e privati. Non lo faccio solo per “esserci”, ma per restare, ascoltare, intessere relazioni e tornare in ufficio con qualche pratica da sbrigare. Come in una sorta di continuo patronato gratuito.
E’ così che la nostra indennità viene reinvestita nel bene comune: sostegno ad associazioni, enti, attività di partito, momenti conviviali legati al lavoro politico. Un investimento costante e continuo con un’indennità soltanto da alcuni di noi considerata adeguata. Eh sì, dico solo alcuni perchè è bene ricordare che da ormai 7 anni le continue decisioni sugli incrementi delle indennità hanno avuto autori precisi (Fugatti – Kompatscher & C). Sono incrementi partiti dalle forti riduzioni che nella 14 esima legislatura tanto avevano voluto i presidenti Rossi e Moltrer.
In conclusione, questa lettera nasce dalla volontà di voler completare l’informazione che ogni giorno circola sui giornali e nelle opinioni dei cittadini.
La politica deve essere trasparente e vicina, e il valore di un’indennità si misura non solo nella cifra, ma nel modo in cui viene restituita alla comunità. E può benissimo bastare così senza continui aumenti di stipendio o numero di mandati. Quella è ingordigia politica.