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Stelle alpine nel sottoscala. Noi per la riunificazione? Disponibili a cercarla.

In replica a Marchiori sul T

Non si permetta l’assessore autonomista “a chiamata” di citare le proposte dei consiglieri del PATT della scorsa legislatura.

Un tempo in cui il suo partito si affidava a persone che lo avevano sostenuto per i valori di solidarietà e territorialità che portava avanti nel centro-sinistra. Ma se la proposta che oggi avanzano i doroteo-autonomisti è ancora tutta da scoprire, va detto che quella nostra di allora voleva essere un tentativo dirompente per scardinare un centrodestra fortissimo. E lo avevamo fatto in un momento in cui l’alleanza con il centro-sinistra non era assolutamente — almeno per noi — in discussione.

Tutto si sarebbe dovuto portare avanti in un quadro di collaborazione con i nostri alleati storici.

Non cerchi dunque, attraverso le sue dichiarazioni, di smontare un’avversione di Casa Autonomia a questo tipo di proposta, o peggio ancora di evidenziare contraddizioni dentro un quadro politico che è completamente cambiato.

Eviti di citare chi ha fatto grande un partito e gli ha permesso di raggiungere risultati che l’attuale dirigenza può solo sognare.

All’inizio degli anni 2000, proprio chi oggi è alleato con loro li definiva “sottoscala della giunta”.

Dopo aver potuto governare grazie al centrosinistra, oggi questo nuovo PATT è tornato proprio in quel sottoscala.

Così, nel tentativo di risollevarsi all’indomani di una sentenza molto forte, il disegno di legge voluto da questo nuovo PATT di destra ha il sapore esclusivo dell’istituzionalizzazione della presa in giro degli elettori. Per come si è comportato negli ultimi anni, è ormai certo che in un quadro elettorale simile un elettore gli affiderebbe il voto senza sapere poi da che parte lo troverebbe alleato. Destra, sinistra… tutto farebbe brodo pur di conservare il posto.

Compreso il cambiamento del numero di preferenze, proposto proprio da chi ha dimostrato di non averne e ha dunque bisogno di parassitare quelle altrui per riuscire a collocarsi nella parte alta dei votati.

Eviti dunque di cercare contraddizioni nei pensieri altrui, che stanno come paglia a trave negli occhi dell’accusatore. Una trave che pesa. Il contratto con Fugatti nella scorsa legislatura poteva essere un pannicello caldo, utile a mascherare la disponibilità ad allearsi con chiunque, a qualunque costo, pur di governare.

Insomma, il proporzionale potrebbe venire utilizzato come imbroglio. Quasi a dire: “Caro elettore, tu intanto dammi il voto. Sulla collocazione politica decideremo poi, affidandoci al miglior offerente.”

Invece, allo stato attuale, gli autonomisti opportunisti dovrebbero chiarire già dalla campagna elettorale le motivazioni della loro permanenza nel centro-destra.

E se nel 2023 l’accordo con Fugatti poteva essere una scusa bella e buona, in sua assenza  a causa dell’impedimento alla terza ricandidatura dovrebbero più che mai spiegare i motivi di un incomprensibile alleanza locale con partiti statalisti e nazionalisti.

Certo, l’alternativa per loro sarebbe complicata. Dovrebbero chiedere scusa ai propri elettori e ritornare a una collocazione valoriale che in passato ha portato loro molta, molta più fortuna: il centro-sinistra.

E per sgomberare il campo da strumentali scuse, utili solo a giustificare le proprie scelte attribuendo ad altri colpe inesistenti, in questo eventualissimo  e fortunato caso, ci teniamo a chiarire fin da subito che la Dirigenza di Casaautonomia sarà in campo a cercare   quella tanto sbandierata quanto mai verificata riunificazione degli autonomisti, finalmente sotto un tetto molto più favorevole al Trentino che all’Italia. 

Consigliera provinciale Demagri Paola 

Segretario politico Dallapiccola Michele