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Sanità di valle: una storia che merita attenzione

credits Raphile Water

C’è una vicenda che da tempo mi sta particolarmente a cuore: quella del laboratorio analisi dell’Ospedale di Cles. Una realtà fondamentale per il nostro territorio, ma che da mesi vive una condizione di forte sofferenza.

Nel 2024 ho presentato un’interrogazione urgente all’assessore Tonina. Il motivo? I turni notturni e festivi del sabato, formalmente in “pronta disponibilità”, si erano trasformati in vere e proprie notti di lavoro. Le chiamate erano passate da una media di 3 a oltre 10–12 per notte. Un ritmo insostenibile, che ha messo a dura prova il personale, privandolo del giusto recupero e minando il benessere di chi garantisce un servizio essenziale.

A distanza di oltre un anno, la situazione non è migliorata. Le due assunzioni promesse non sono mai arrivate. E nel frattempo, a inizio 2025, la coordinatrice del laboratorio ha lasciato il servizio in anticipo, costringendo l’azienda a riorganizzare l’organico già in difficoltà.

Ho chiesto risposte chiare:

  • Perché le decisioni politiche vengono disattese?
  • Perché Cles non riceve la stessa attenzione di strutture come il Santa Chiara?
  • Perché, nonostante graduatorie e concorsi, non si rafforza l’organico?
  • Quando si passerà finalmente a turni attivi?

📌 La risposta dell’Azienda Sanitaria Provinciale

L’APSS ha comunicato che nel Piano Triennale 2026–2028 si prevede un possibile incremento di personale, compatibilmente con il bilancio. Ha riconosciuto le difficoltà nel reperire tecnici di laboratorio per le sedi di valle e ha ricordato l’attivazione di un corso di laurea locale per formare nuovi professionisti.

Nel frattempo, è stata assegnata una nuova unità a Cles e si è avviata una selezione per assunzioni a tempo determinato. Solo al raggiungimento delle 11 unità sarà possibile trasformare i turni di pronta disponibilità in turni attivi.

💬 Il mio impegno continua

Questa risposta dimostra che la mia azione ha avuto un impatto. Ma non basta. Continuerò a vigilare, a insistere, a dare voce a chi lavora nei nostri ospedali. Perché la sanità non può essere una questione di geografia: anche in valle abbiamo diritto a servizi efficienti, personale tutelato e risposte concrete.