Un’analisi critica sull’assestamento di bilancio 2025 e sulla gestione dei punti nascita in Trentino. Quando i numeri raccontano una realtà che non sempre risponde ai bisogni del territorio
Dopo la presentazione della relazione sull’assestamento di bilancio a luglio 2025 da parte del presidente Fugatti, in replica gli dissi che avevo avuto la sensazione di ascoltare non un’agenda politica, ma il registro contabile di un ragioniere. Una sequenza di numeri, di autocelebrazioni sulle capacità economiche della Provincia, di cifre importanti che documentavano la relazione stessa, ma che, a mio avviso, avevano ben poco a che fare con i reali bisogni del Trentino. È normale, ed è sano, che esista un dibattito politico, dentro e fuori dall’aula, che permetta anche a chi ascolta o legge di confrontare valutazioni diverse e trarne le proprie conclusioni. Oggi ci accingiamo a predisporre la manovra finanziaria che sarà discussa a dicembre: la legge più importante dell’anno, quella che dovrebbe tradurre in atti concreti l’agenda politica della maggioranza, ma anche offrire spazi di proposta e miglioramento alle minoranze, con o senza ostruzionismo. Ma non è di questo che voglio parlare.Prendo solo spunto per un ragionamento di efficienza.
Sarà una manovra importante anche dal punto di vista economico i primi dati lo confermano e in questo contesto vorrei tornare a chiamare “ragioniere” il presidente Fugatti, che non si era affatto offeso per quella definizione, anzi, l’aveva accolta come un riconoscimento di concretezza. Disse” Significa che sto con i piedi per terra”!
E allora, da buon ragioniere, vorrei che prendesse in mano i dati forniti in questi giorni dall’Azienda Sanitaria, in particolare quelli relativi ai punti nascita, come quello di Cles e Cavalese. Se consideriamo che ogni giorno di reparto aperto può costare oltre 600 euro a letto libero ( assenza di ricovero), e che sono state 28 le giornate senza alcun parto registrato, ci troviamo di fronte a una spesa che sfiora i 17.000 euro per giornate completamente vuote per posto letto ( 10 posti letto 170.000 €) . Anche se non occupato, il letto comporta costi fissi: manutenzione, riscaldamento, pulizia, personale di base, attrezzature pronte all’uso. Una cifra che potrebbe essere investita in servizi più utili e aderenti ai bisogni reali del territorio.
Perché allora il presidente Fugatti non impiega, da bravo ragioniere, queste risorse per realizzare qualcosa di più utile, più coerente con le esigenze del Trentino?
Un buon padre di famiglia non permetterebbe mai che le proprie risorse venissero gettate al vento. E se il Presidente fosse sindaco di un piccolo comune, si guarderebbe bene dal buttare anche solo 100 euro, sapendo che quei soldi potrebbero servire a pagare stipendi o servizi essenziali.
Ma quando si ha la sensazione che la Provincia abbia “soldi da buttare”, allora forse è il momento di fermarsi, guardare i numeri,tutti i numeri, e ascoltare anche le voci critiche. Perché è da lì che nasce una politica più giusta, più responsabile, più vicina ai cittadini.