Daniele Benfanti il T 2 novembre 2025
Punto nascita di Cles: tra riconoscenza e criticità, è tempo di scelte coraggiose
Il punto nascita di Cles rappresenta una realtà complessa, con due volti ben distinti. Da un lato, la gratitudine delle famiglie che scelgono di partorire in valle, affidandosi con fiducia al personale sanitario. Dall’altro, la preoccupazione per la sostenibilità di un servizio che, con soli quattro parti registrati a ottobre, fatica a garantire continuità operativa e crescita professionale.
L’articolo propone una riflessione lucida e critica: non si può mantenere un’unità dove il 60% dei turni è coperto da gettonisti, né ignorare l’eccesso di parti cesarei rispetto alla media nazionale. La sicurezza delle donne e dei neonati deve restare prioritaria, anche a costo di rivedere l’organizzazione territoriale.
Si sollecita l’Azienda sanitaria a riequilibrare le risorse tra il punto nascita e il consultorio, vero fulcro del Percorso nascita, oggi penalizzato da carenze di personale. La proposta è chiara: investire nei servizi territoriali, potenziare il trasporto sanitario e comunicare con trasparenza le scelte, anche quelle difficili.
Non si tratta di chiudere o aprire, ma di costruire un sistema sanitario fondato su qualità, sicurezza e fiducia. Una visione che trova eco anche nel recente congresso regionale in Val di Non, dove si è ribadita l’importanza di valorizzare le professioni sanitarie e rafforzare l’area chirurgica degli ospedali di valle.
Il messaggio alla politica è netto: servono coerenza, responsabilità e coraggio per affrontare con serietà il futuro della sanità nelle aree montane.