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Riflessioni estive sul lavoro nel turismo trentino

di Inama Valentino

L’8 agosto 2025 i sindacati Fisascat (CISL), Filcams (CGIL) e UILTUCS (UIL) hanno pubblicato un comunicato congiunto per riportare l’attenzione sul settore turistico e della ristorazione in Trentino. Siamo nel pieno della stagione estiva, il momento di massimo lavoro, eppure il settore continua a mostrare segni di precarietà: stipendi bassi, contratti non aggiornati, e una crescente insicurezza per chi lavora.

Come Casa Autonomia.eu avevamo già affrontato il tema a febbraio 2025. Ora vogliamo rilanciare la riflessione con qualche spunto in più.Il nodo della stagionalità

Il turismo trentino funziona a “ondate”: estate e inverno sono i momenti forti, mentre il resto dell’anno è spesso un deserto. Ma come può un albergatore, che lavora 6 o 7 mesi all’anno, permettersi di assumere personale a tempo indeterminato?

I sindacati hanno ragione: maggiore stabilità economica migliorerebbe non solo il PIL, ma anche la vita sociale e personale dei lavoratori. Tuttavia, il problema è più profondo. Manca una visione strategica del turismo: la promozione è frammentata, la regia pubblica non sempre lavora in sinergia con le ApT e le associazioni di categoria.

Serve una regia più lungimirante

La regia pubblica dovrebbe collaborare con tutti gli attori del settore per diversificare l’offerta turistica, evitare i periodi “morti”, rendere il territorio attrattivo anche fuori stagione.

È normale che ci siano momenti di overbooking e altri in cui gli alberghi chiudono perché “non conviene”? Se si riuscisse ad estendere l’attività turistica a 10 o 11 mesi l’anno, gli albergatori avrebbero più interesse ad assumere con contratti stabili. E da lì, si aprirebbero nuove possibilità di contrattazione e crescita.  

Oggi il settore sembra bloccato nel classico binomio stagionale. Alcune zone, come il Garda, soffrono di overtourism con prezzi alle stelle che penalizzano i lavoratori provenienti da fuori provincia. Altre zone, invece, vivono lunghi periodi di “depressione turistica”.

Allora, perché non puntare su nuove forme di turismo? Senza snaturare il territorio, si potrebbe esplorare: Turismo sportivo Turismo videoludico Turismo esperienziale Turismo ambientale Il turismo va letto come un settore da diversificare, proprio come si fa con gli investimenti. Solo così si può evitare l’alternanza tra “super lavoro” e “disoccupazione”. Le idee ci sono, le potenzialità anche. Ma serve voglia di studiare, di innovare, di superare il solito “si è sempre fatto così”. Perché se il settore regge, è grazie alla bellezza del territorio – non certo alla fame di aggiornamento.

E i risultati? Basta leggere il comunicato sindacale dell’8 agosto 2025.