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La lenta emorragia della sanità trentina

In un silenzio che ormai fa più rumore delle parole, il sistema sanitario provinciale incassa un altro colpo. D’Urso, il dirigente in cui molti avevano riposto fiducia, pare che saluti  il Trentino e si diriga verso Perugia. Non una semplice uscita, ma un segnale. Un messaggio non detto che suona forte: qui non ci sono  le condizioni per restare.

Durante i suoi nove mesi, D’Urso si è immerso nei problemi più spinosi: i gettonisti, il  NOT, la riforma ASUIT, le liste d’attesa. Ma ha trovato anche altro: il tema dell’ accoglienza, il  personale sanitario in fuga, un clima generale che non sostiene  il cambiamento imposto.

Un copione che si ripete E non è un caso isolato. In sei mesi, più primari hanno abbandonato le guide delle loro UUOO. Tutti verso lidi dove la sanità ancora funziona. Il messaggio è chiaro: qui non mancano solo le risorse, manca la visione.

Il Sistema sanitario si sbriciola.  La sanità trentina non è più un terreno fertile per professionisti che cercano stabilità, modelli innovativi, rispetto e fiducia. Troppi progetti lasciati a metà, troppi obiettivi senza rotta. L’organizzazione arranca, mentre chi potrebbe fare la differenza sceglie di andare altrove.

Questa è certamente una scelta politica e non gestionale.  Non ho mai incontrato D’Urso, ma ho sempre creduto fosse davvero impegnato per il bene del territorio. Non si è fatto vedere  nei corridoi del Consiglio provinciale ( come il suo predecessore !) ,  perché molto occupato  a lavorare. Ma ora la sua partenza lascia il vuoto.

E qui la politica non può restare fuori dal discorso. Fugatti,  nel 2018, ha tracciato il destino della sanità trentina: nessuna progettualità, l’introduzione della scuola di Medicina con processi non governati e non condivisi, decisioni timide e spesso inopportune, e una strategia che ha messo la provincia sotto il tappeto della Lega nazionale. Un Trentino che doveva essere calmierato e  mai protagonista . Un  Trentino che per la Lega nazionale non doveva più svettare:

Abbiamo davanti un futuro che rischia di restare solo promesso. Oggi ci parlano di PIL in crescita, manovre ricche, ricchissime per pochi, turisti soddisfatti. Ma la cornice che conta davvero manca: sanità solida, istruzione seria, spazi per i giovani, equità per tutti, servizi per gli anziani. Se togliamo questi elementi, il quadro del Trentino resta incompleto. E rischia di scolorirsi.