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E il SAIT cosa ha deciso?

Ho seguito in questi giorni il dibattito in corso, anche sul vostro giornale, relativamente al comportamento assunto dal Sait in merito all’iniziativa promossa, a livello nazionale,  dalla cooperazione di consumo di rimuovere dai propri punti vendita i prodotti israeliani e promuovere la Gaza Cola, bevanda i cui proventi sarebbero destinati agli aiuti umanitari in Palestina.

Il Sait Trentino avrebbe deciso (almeno così appare fino ad ora) di non aderire a questa campagna nazionale  denominata “Coop for Refugees”. Questo comportamento del Sait viene decisamente criticato da più parti. Infatti il Sait è il Consorzio delle Cooperative di consumo Trentine, un elemento chiave della cooperazione trentina. Nato come centrale di rifornimento delle Famiglie Cooperative, il Sait gestisce supermercati e fornisce beni e servizi alle cooperative associate. Sait e Cooperazione Trentina hanno un legame storico, infatti la storia del Sait è strettamente legata a quella della cooperazione trentina, che ha radici nel 1890 con la nascita della prima Famiglia Cooperativa fondata da don Lorenzo Guetti.

Oltre ai vari ruoli il Sait possiede anche delle qualità e fra queste c’è la solidarietà e la fratellanza alle quali si ispirava appunto don Guetti. Certamente alla nascita il Sait si impegnava a sostenere le comunità locali attraverso iniziative economiche e di sostegno. Ora la parola solidarietà nel suo intrinseco valore si allarga e non conosce né confini geografici  né limiti di tempo. Ed è proprio per questa sua apertura umana e sociale che la cooperazione di consumo nazionale ha promosso una iniziativa di solidarietà con il popolo palestinese. Da qui nasce l’incomprensibile rifiuto del Sait (ripeto fino ad ora) ad aderire ad una iniziativa di solidarietà. In questo caso gli interessi commerciali devono cedere il passo ad iniziative finalizzate a contrastare proprio commercialmente chi è responsabile  di un quotidiano, incredibile e disumano sacrificio di morti, compresi tanti bambini e di conseguenza sodalizzare con chi è vittima di una così barbara violenza .

Alle varie critiche provenienti da più parti fino ad ora non sono apparse giustificazioni in merito alla promozione nazionale in atto. Siamo di fronte ad un imbarazzante e sorprendente silenzio. Anche se non è facile, tuttavia, anche un tardivo pronunciamento, in positivo, farebbe bene, oltre che al popolo Palestinese,  anche all’immagine del Sait come Consorzio cooperativistico operante in una realtà territoriale ricca di solidarietà sociale aperta al Mondo. 

Chiudo, affermando, che non mi permetto di giudicare nessuno, ma un chiarimento favorirebbe un sereno e costruttivo dibattito su un tema così importante e delicato.     

Luigi Panizza

Ex Assessore Regionale alla Cooperazione e componente “Casa Autonomia EU”