Da anni, centinaia di professionisti della sanità trentina – medici, infermieri, tecnici, amministrativi – si dedicano al proprio lavoro con impegno indefesso e serietà esemplare. Nonostante tutto. Nonostante il silenzio, l’immobilismo, la mancanza di ascolto. Eppure, ciò che oggi vacilla è la motivazione. Quella fiducia reciproca, quel sentimento di appartenenza che ha reso l’Azienda Sanitaria di Trento un’eccellenza riconosciuta, oggi sembra scomparso.
Parlo da chi ha dato trentacinque anni alla sanità pubblica come si dà a una famiglia: con dedizione, con orgoglio, con la consapevolezza di ricevere almeno quanto si dona. E so che non sono sola: sono tanti i colleghi con cui ho condiviso questa vocazione. Ma oggi? Oggi negli ospedali si respira amarezza. Gli sguardi sono bassi, le parole pesanti, le lamentele si tagliano col coltello.
Telefoni a un vecchio collega, e la risposta è la stessa: “L’APSS non è più quella di una volta.”Tutti i livelli professionali sono stati toccati, nessuna categoria è rimasta immune. L’APSS sta vivendo una crisi di fiducia che rischia di compromettere la sua capacità di rispondere in modo tempestivo ed efficace ai bisogni della popolazione.
I segnali ci sono da tempo: già subito dopo il 2018 si era palesata la necessità di una svolta. Ma le nomine, le scelte tecniche e politiche, hanno seguito un’altra strada. E ora? Si attende. Si rimanda. Si invoca la riforma, il Nuovo Polo Ospedaliero. E non arriva nulla, tutto arenato. Solo annunci del Governatore, che scarica le colpe su altri: il solito atteggiamento populista dei Punti nascita aperti senza utenza, dei Pronto Soccorsi obsoleti sovraccarichi . degli Ospedali di Valle che perdono identità, dell’Ospedale Santa Chiara che implode.
Nel frattempo, l’azienda indietreggia, i professionisti fuggono, e l’utenza – che resta il nostro faro – non sempre trova risposte né nei tempi né nei modi che meriterebbe. E la gente, sfiduciata, preferisce tacere… o andarsene altrove.
Per la Politica è tempo di agire. È tempo di restituire dignità e speranza a chi ogni giorno continua a servire, nonostante tutto. Il tempo dell’attesa è finito. Il tempo dell’ascolto è scaduto ormai da quasi un anno!
Un consiglio all’utenza mi sento di darlo.
Cara utenza, nel 2023 avevi una chance per cambiare rotta. Hai scelto di dare fiducia un’altra volta? Bene. Ma ora basta, sbagliare è umano. Perseverare… beh, lo sappiamo tutti com’è il proverbio