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Mozione Semplificazione aiuti alle startup. Il rammarico di una bocciatura

La maggioranza boccia una mozione che aveva l’obiettivo di aiutare startup, piccole imprese e giovani imprenditori.

La mozione, presentata il 7 febbraio dalla Consigliera Demagri e sottoscritta da Degasperi, Coppola, Maule, Manica, Malfer prendeva spunto da un confronto sviluppatosi tra Azione e Casa Autonomia e per la quale Demagri si è fatta prima portavoce  delle istanze avanzate dal partito di Calenda che in Trentino vede come segretario Isacco Corradi.

Gli obiettivi della mozione erano molto chiari e volevano intervenire sulla legge Unica per l’Economia 6/23 per:

  • ridurre i tempi di validazione dei progetti di ricerca e sviluppo portandoli a 45 giorni (oltre le necessarie procedure autorizzative) 
  • ridurre i tempi di erogazione dei contributi inserendo un sistema di erogazione  a SAL (stato di avanzamento lavori) superando l’erogazione in un’unica soluzione come oggi avviene per i progetti sotto il milione di euro. Erogazione che può arrivare anche dopo oltre 3 anni dalla presentazione del progetto
  • ridurre i tempi del nulla osta legati ai certificati antimafia (procedura ancora cartacea e che impiega a volte mesi bloccando il progetto)
  • integrazione del Comitato Scientifico con figure che venissero anche dal mondo dell’imprenditoria o dalla consulenza aziendale e non solo accademica. 

Alla presentatrice della Mozione, Paola Demagri (MCA.eu) non è rimasto che commentare così il deludente risultato: “Ci aspettavamo una maggiore collaborazione rispetto alla semplice lettura da parte dell’Assessore di un breve, preconfezionato diniego. Su tematiche strutturali come queste, che nascono dalle segnalazioni dei problemi reali da parte delle imprese, dovrebbe esserci un confronto serio e non un atteggiamento supponente come quello a cui abbiamo assistito oggi. Non è sufficiente sentirsi forti della recente riconferma elettorale. Se qualcuno è arrivato a rivolgersi a noi, evidentemente è perché da un lato subisce il problema, dall’altro si sente inascoltato dalla maggioranza che governa, non ci stancheremo mai di dirlo, con il solo 30% di consenso da parte degli aventi diritto al voto.

Il commento di AZIONE

Mazzarella Massimiliano (Referente Economia di Azione) aggiunge:Con questa bocciatura, oggi, ha perso nuovamente il Trentino. Ancora una volta questa maggioranza ha dimostrato di non saper ascoltare e probabilmente neanche capire le reali necessità del tessuto imprenditoriale trentino ed in particolar modo quello giovane e innovativo di cui spesso si riempie la bocca. Il tema dell’impresa è cruciale non tanto per Azione, ma per l’intero tessuto provinciale. Rivedere le modalità di erogazione della legge 6/99 è fondamentale e necessario per rendere nuovamente attrattiva la nostra provincia per capitali, cervelli e idee. Le motivazioni addotte con una brevissima nota dall’Assessore Spinelli non sono state né esaustive, né puntuali e per molti aspetti neanche corrispondenti alla realtà.” 

“Nello specifico queste le motivazioni dell’Assessore Spinelli e il commento che facciamo e che denota una scollatura dalla realtà dei fatti:

  • Spinelli: dal punto di vista amministrativo non si riuscirebbe a smaltire rendicontazioni a SAL perché troppo oberata la burocrazia e perché tale sistema non è prevedibile per progetti di entità inferiore a un milione di euro. Anche l’azienda avrebbe difficoltà a rendicontare.
    Commento: non si riesce a capire come la stessa burocrazia ritenuta oberata dall’assessore sarà però capace di gestire a SAL i bandi di Trentino Sviluppo. Ricordiamo il bando FESR 1/2023 scaduto a fine dicembre che prevede l’erogazione di contributi pari a 350.000€ a fronte di spese per 500.000€ con SAL di 35.000€  ogni 50.000€ di fatture presentate. Crediamo inoltre che le aziende sarebbero molto felici di rendicontare in corso d’opera.
  • Spinelli: per le domande di contributo sotto il milione di euro l’erogazione avviene in un’unica trance e questo “…e qua mi sembra che soprattutto per le piccole imprese questo sia importante”

Commento: l’Assessore forse non ha capito che l’erogazione avviene posticipata alla chiusura del progetto. Non si capisce come questo possa essere un vantaggio per le piccole/giovani aziende che non riescono a trovare i finanziamenti per anticipare tutte le spese. Alle grandi imprese invece, con progetti sopra il milione, viene concesso il SAL annuale. Non si comprende la logica. 

  • Spinelli: nel comitato scientifico non possono essere presenti professionisti o imprenditori per garantire la segretezza dei progetti ed evitare che “furbetti” possano aiutare amici degli amici

Commento: se è vero che non possono esserci imprenditori o figure aziendali a supporto del Comitato scientifico, non si capisce perché poi lo stesso Assessore sottolinei come nei progetti oltre il milione e mezzo di euro intervenga il Comitato Incentivi composto proprio da professionisti che nel mondo delle imprese agiscono. Forse i progetti sopra un certo tetto di investimento sono meno soggetti a “spionaggio industriale” o ad azioni di “furbetti”? 

  • Spinelli: le tempistiche di validazione dei progetti non possono essere ridotte perché è importante  prendersi tutto il tempo necessario visto la complessità dei progetti presentati. 
    Commento: se è così importante analizzare in modo accurato i progetti e quindi impiegare al meglio e al massimo il tempo degli esperti del Comitato Scientifico, ci si chiede come mai solo per l’affidamento dell’incarico oppure per li passaggi tra un confronto e l’altro passino spesso settimane se non mesi.”

Sono rimasto basito nel vedere un così elevato disinteresse al confronto per voler migliorare la situazione. Abbiamo, o meglio, avevamo uno strumento molto potente con la legge 6/99. Uno strumento che andava sì rinnovato ma non soltanto nella forma, ma anche nei fatti allineandolo con le esigenze odierne nelle imprese. 

I giovani imprenditori, le startup, le piccolissime imprese che spesso sono il cuore pulsante della vera innovazione non sono in grado di sfruttare appieno la legge 6/23 perché, per definizione, non hanno la forza di trovare, oggi, il credito finanziario necessario per anticipare tutte le spese. Spese che potranno essere coperte dal contributo anche dopo ben 3 anni dalla presentazione del progetto. La cosa ridicola è che questi fondi, una volta assegnati ad un’azienda, sono bloccati… anche se l’azienda non portasse a termine il progetto. Cosa che rischia di accadere sempre più spesso. Basterebbe copiare da come è stato fatto per il bando FESR 1/2023 di Trentino sviluppo. La sua corretta strutturazione a portato alla presentazione di oltre un centinaio di progetti”  ”