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Grandi carnivori, la politica ci metta la faccia

L’orsa di Roncone è stata identificata. Dalle analisi genetiche effettuate si tratta di F36, un “animale non pericoloso” ai sensi del Pacobace. Tuttavia, questa definizione tecnica certo non mitiga la comprensibile paura della popolazione locale, che attende con ansia una soluzione del problema da parte della Provincia. Invano, oserei dire.

Infatti, dopo averci fatto trangugiare la fandonia dell’esportazione di 70 orsi, ora Fugatti prova a rifilarci quella dell’abbattimento di F36, in una perfetta esecuzione di un ormai noto iter fatto di problemi, roboanti promesse di risoluzione e successivo silenzio. Ma se la maggioranza leghista in cinque anni non ha avuto il coraggio e la forza di intervenire in vicende ben più tragiche, come può la popolazione credere che interverrà in questo? La vicenda dell’orso rimane dunque il perfetto esempio dell’incapacità del governo provinciale nella gestione di tutto ciò che si era preso in carico nel 2018, dopo anni di aspre critiche nei confronti della passata maggioranza ed innumerevoli promesse ad oggi ancora non concretizzate.

Ma effettivamente cosa si potrebbe fare? Prendere provvedimenti straordinari rispetto a quanto previsto dal Pacobace richiede una procedura estremamente lunga. Realisticamente l’unica soluzione immediata è la prevenzione, sia tracciando gli esemplari cosiddetti problematici sia informando i cittadini.

Dunque l’orsa va radiocollarata e al radiocollare vanno cambiate le pile. Non è una barzelletta: a quello precedente si erano scaricate, lasciando l’animale in libertà senza sapere dove si trovasse e quindi senza la possibilità di tenere informata la popolazione. Inoltre sarebbe necessario potenziare la distribuzione di materiale informativo e l’organizzazione di riunioni ad hoc per aumentare la consapevolezza e la sicurezza dei residenti.

Di queste misure, e in particolare dell’ultima, si deve occupare la politica in primo piano. Giusto oggi nelle Giudicarie i sindaci hanno dato un forte segnale di insoddisfazione, indicendo un incontro congiunto per far pervenire alla Provincia il proprio grado di preoccupazione. Questo in totale controtendenza con la mozione che dalla Lega è stata fatta girare in tutti i consigli comunali con preghiera di approvazione In accordo e sinergia alla provincia. Ma la Provincia non ha bisogno del sostegno dei Comuni per sapere cosa deve fare. Ed anzi, nel momento in cui la Provincia venisse condannata per il poco fatto in passato, un sostegno da parte di un’amministrazione comunale finisce in qualche maniera per giustificare e avallare quella posizione. Invece un sindaco, e qui quello di Sella Giudicarie è stato bravo, deve innanzitutto spronare la Pat a fare il suo dovere. Gli orsi infatti sono della Pat, non certo del comune, e su di essa grava quindi la responsabilità di risolvere la situazione.

È facile? Certo che no, ma fare politica per davvero, tenendo a mente il benessere dei propri elettori, significa anche questo. La politica ci deve mettere la faccia anche nel pieno dei problemi, non solo in campagna elettorale. È brutto da fare perché significa dire alla popolazione che, almeno fin quando non si risolverà la questione, un po’ della nostra libertà di andare a vivere nei boschi è andata persa, ma è necessario.

Nel frattempo la presenza assidua di personale addetto alla custodia e alla sorveglianza delle foreste e della popolazione rimane ancora l’unico vero strumento che potrebbe dare ai cittadini un minimo di certezza. Avanti dunque con collare GPS tecnologia e monitoraggio intensivo. Meglio spendere soldi per sapere dove sono e quanti sono gli orsi, anziché convocare gente ai concerti giusto per far vedere che si è provato a valorizzare un’area costata milioni di euro e che adesso non riesce a gestire più nessuno.

Per Casaautonomia.eu 

Michele Dallapiccola
Paola Demagri