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Educazione di genere più che necessaria

E questo avviene proprio in contemporanea all’approvazione definitiva al Senato, il 4 giugno scorso, della legge del Ministro Valditara, la quale prevede che nelle scuole medie e superiori ci sia il consenso preventivo e scritto dei genitori per attività didattiche o extracurricolari di educazione sessuale e affettiva. Mentre per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria – con un arretramento incredibile! – sono esclusi percorsi didattici e progettuali aventi a che fare col tema della sessualità.

Staremo a vedere quale sarà, in provincia di Trento, il recepimento da parte della Giunta Fugatti del disegno di legge popolare sottoscritto da circa 8.500 cittadini, il quale ha come obiettivo di introdurre nella scuola «l’educazione relazionale alla parità ed al rispetto delle differenze di genere». Ciò a cui la formazione dovrebbe mirare, si dice in maniera del tutto condivisibile nella proposta, è: il rispetto delle differenze di sesso, orientamento sessuale e identità di genere; un approccio consapevole all’affettività ed alla sessualità; la prevenzione di ogni forma di violenza e il contrasto ai linguaggi d’odio, anche nei contesti digitali.

Il tema, come è giusto che sia, è specifico; e su questo bisognerà impegnarsi per ottenere dei risultati significativi. Però la tematica apre ad un discorso più generale, che ha a che fare col disagio giovanile, con le caratteristiche della nostra epoca, col tipo di offerta formativa che la scuola mette oggi a disposizione dei nostri giovani.

La società attuale, determinata dai «social» e dalle diverse reti di comunicazione, è quella dell’apparire, delle immagini e dello spettacolo, del trionfo delle emozioni, di un narcisismo esasperato, del relativismo valoriale, delle «echo chambers» («camere dell’eco», in cui le proprie opinioni espresse in maniera digitale vengono continuamente rafforzate). È una società della «superficie» per dirla con Friedrich Nietzsche, dove la «grande ragione del corpo» ha ormai sostituito la ragione tradizionale, il vecchio «cogito cartesiano».

E va benissimo che la scuola sia in grado d’interloquire con questo nuovo contesto, proponendo un approccio alla conoscenza che fa leva sulla dimensione estetica ed emozionale, come chiedono, sempre più spesso, esperti ed autori importanti del mondo della formazione. Fra questi va segnalato il pedagogista e scrittore Marco Dallari, già docente presso l’Università di Trento e molto presente nella nostra Regione, il quale, anche con un libro uscito di recente – «La bellezza di Sophia», edito da Il Margine – delinea in maniera chiara ed articolata un percorso estetico-emozionale che dovrebbe portare le ragazze ed i ragazzi delle nostre scuole alla «scoperta del piacere e della bellezza di Sophia». Dallari, in un testo davvero ricco e suggestivo, parla di creatività, d’intelligenza emotiva, di universo simbolico, di curiosità e stupore, di competenza narrativa, di metodo maieutico, eccetera. Il tutto nella convinzione che «possiamo serenamente affermare che la dimensione estetica è alla base di ogni procedimento cognitivo». E nel suo stile un po’ provocatorio arriva a concludere che, al posto delle tre «i» ventilate tempo fa da Silvio Berlusconi (Inglese, Internet, Impresa), egli proporrebbe di perseguire «la seguente triade di “i”: indisciplina, impertinenza, immaginario». Accanto a questo, però, è forse necessario formare le nostre ragazze e ragazzi alla consapevolezza della dimensione di realtà, al senso del limite e della finitudine, all’etica della responsabilità, alla determinazione e al valore del sacrificio, all’adesione positiva al proprio «esserci» e, nel contempo, alla capacità di cogliere l’essenziale e di trascendersi. È per fare ciò è indispensabile coltivare la ragione, affinare le proprie capacità cognitive, mettere in campo il «dover essere», affermare una ragionevolezza che è fatta di relazioni, regole di convivenza, rispetto di sé e degli altri.

Forse la nostra storia e tradizione tirolese e montanara possono essere punto di riferimento per una cultura, solidamente fondata, che la scuola deve offrire alle giovani generazioni. E questo approccio potrà essere utile anche per quella educazione alla «parità ed al rispetto delle differenze di genere», di cui parla il disegno di legge d’iniziativa popolare proposto di recente.

Loris Taufer