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Inceneritore, nodo ancora aperto: tra salute, costi e scelte da chiarire

Gli ultimi sviluppi della vicenda inceneritore, in questi giorni, hanno definitivamente portato all’essiccazione della foglia di fico chiamata EGATO. Doveva servire a coprire le vergogne di una scelta già presa e ormai non lo farà più. Ma i sindaci, giustamente, non sono nelle condizioni né nel dovere, di prendere una scelta così difficile, peraltro presentata loro come bella, fatta e finita.

Detto questo, la Lega a corrente alternata, contraria all’inceneritore quando era all’opposizione e favorevole adesso che è al governo con un colpo di mano prova a imporre una scelta che va assolutamente ponderata.

Bene fanno i sindaci a dire che, innanzitutto, a dover essere evidenziati sono i vantaggi per i cittadini.

Il primo: la salute.

Non solo aria, ma anche terra e ambiente; non solo Trentino, ma anche territori circostanti.

Il secondo: il portafoglio.

Tenendo in considerazione i valori di raccolta differenziata impensabili fino a qualche anno fa.

Se poi si volesse proseguire con gli stimoli, basterà accogliere esempi virtuosi. Documentandomi a tal proposito, mi colpì ad esempio il caso dell’inceneritore di Brescia che, fin dai primi anni 2000, all’indomani della sua attivazione, connesse al suo impianto 12.000 utenze di teleriscaldamento.

La città sostituì, insomma, con un unico camino supercontrollato, 12.000 camini privati non certo performanti al massimo della tecnologia del momento.

L’unica cosa che mi rincuora ,ma che al tempo stesso è altrettanto triste,  è che l’inefficienza operativa di questo governo provinciale farà sì che la legislatura finisca senza che ci sia un nulla di fatto, come la quasi totalità delle opere fin qui promesse in sette anni di governo “delle sagre”.