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Brentonico: ascoltare il territorio per costruire soluzioni.

Nei giorni scorsi sono stata a Brentonico per un sopralluogo.

Non per fare passerella, ma per ascoltare davvero. Ho incontrato persone che vivono l’Altopiano ogni giorno e che, con grande lucidità, hanno messo in fila le questioni che pesano: quelle che non vedono una soluzione, quelle che attendono da tempo, quelle che  sommate una sopra l’altra  generano un malessere profondo e un senso di disillusione verso chi aveva promesso e poi non ha mantenuto. Mi hanno parlato di problemi non gestiti dal Comune e di problemi non gestiti dalla Provincia, ma anche delle potenzialità enormi dell’Altopiano, che restano lì, sospese, in attesa di qualcuno che le prenda sul serio e le trasformi in opportunità concrete. Ed è proprio per questo che serve muoversi sul territorio.

Serve incontrare le persone, ascoltare senza filtri, senza difese.

Serve approfondire i temi, capire cosa c’è dietro ogni disagio e ogni ritardo.

Serve farsi carico delle istanze, non per trasformarle in slogan, ma per trasformarle in lavoro.

Serve interessarsi alle persone, ai loro bisogni, alle loro paure, alle loro speranze. Serve interessarsi al bene comune, che non è mai un concetto astratto: è fatto di servizi, mobilità, scuola, lavoro, qualità della vita.

Ora ci si mette al lavoro.

Perché non basta il click, non basta la denuncia, non basta dire “qualcuno dovrebbe”.

Serve affrontare le questioni nelle sedi appropriate, con serietà e continuità. Serve attuare il piano, non annunciarlo.

E questo è l’impegno che mi porto a casa da Brentonico.